(ANSA) - BOLOGNA, 10 FEB - Saul Leiter, scomparso quasi novantenne nel 2013, è stato uno dei più raffinati maestri della fotografia del ventesimo secolo, raccontando con sguardo lirico e intimista la New York del secondo '900, tra scene urbane e ritratti, e prestando il suo obiettivo al mondo della moda.
    Palazzo Pallavicini, a Bologna, ospita dal 5 marzo al 19 luglio una mostra curata da Anne Morin e realizzata da Vertigo Syndrome, in collaborazione con diChroma photography, Saul Leiter Foundation e il patrocinio del Comune: l'esposizione - 'Una finestra punteggiata di gocce di pioggia' - riunisce 126 fotografie in bianco e nero, 40 a colori, 42 dipinti, cinque riviste originali dell'epoca e un documento filmico.
    Stampe vintage e moderne, primi lavori sperimentali e celebri immagini di moda realizzate per testate come Harper's Bazaar: antidivo e refrattario alla fama, Leiter stampò in vita solo alcuni dei tanti scatti realizzati, riemersi dopo la sua morte e rappresentativi del realismo fiabesco tipico del suo stile. Un percorso che mette in luce ciò che lo distingue dai suoi contemporanei e spiega perché la sua opera continua a ispirare generazioni di fotografi.
    L'allestimento è concepito anche come un'esperienza immersiva e partecipativa: la disposizione degli spazi, delle luci e dei punti di vista invita i visitatori a osservare e a fotografare come faceva lo stesso Saul Leiter. Alcune sezioni della mostra sono studiate per consentire al pubblico di sperimentare in prima persona le sue modalità di inquadratura e composizione, ricreando giochi di riflessi, trasparenze e frammenti visivi tipici del suo sguardo poetico. Mentre i fotografi della sua epoca miravano a rappresentare la grandezza e la modernità di New York, Leiter scelse una via opposta: trasformare la quotidianità in poesia visiva. Nelle sue immagini il reale diventa lirico: il vapore che sale dai tombini, gli ombrelli nella pioggia, i riflessi sulle vetrine, frammenti discreti e sognanti di una città colta più per allusioni che per descrizioni. La sua visione rifiuta l'approccio documentaristico dominante del dopoguerra per creare invece "haiku fotografici", brevi rivelazioni dove realtà e astrazione si fondono. (ANSA).