PHOTO
(ANSA) - ROMA, 10 MAG - E' un inno alla pittura, alle molteplici forme ed emozioni che il dipingere riesce ad offrire in un'epoca iper-tecnologica, l'offerta delle mostre temporanee allestite a Ca' Pesaro-Galleria d'Arte Moderna, della Fondazione Musei Civici di Venezia, in concomitanza della 61. Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale.
"Jenny Saville a Ca' Pesaro" è il titolo dell'esposizione allestita nelle grandi sale al secondo piano e dedicata alle opere dell'artista inglese, appartenente alla generazione degli "Young British Artists) emersa alla fine degli anni '80 e considerata una delle artiste viventi più importanti, influenti e quotate del panorama internazionale.
La rassegna, a cura di Elisabetta Barisoni, fino al 22 novembre, presenta una serie di opere che illustrano il percorso di Jenny Saville (1970) dagli inizi - come il nudo di donna di "Propped" del 1992 - fino ai dipinti e studi più recenti che affrontano temi come la guerra e il dolore collettivo, la sofferenza universale - come "Aleppo" (2017-18) o le "Pietà" - passando attraverso la serie dei ritratti, a partire dal doppio ritratto di Jenny e della sorella Hyphen (1999), con un procedere coloristico che si fa via via più libero, più intenso.
L'ultima sala presenta una serie di lavori inediti creati dalla pittrice in omaggio alla città lagunare, a testimonianza quasi del dialogo che la lega all'arte italiana e in particolare veneziana, da Giorgione a Tiziano.
"Saville - rileva la curatrice in riferimento agli anni iniziali - è pittrice, è realista ed è donna, ben conscia di esserlo in un mondo artistico di uomini. In questo universo lei irrompe nei primi anni novanta con una maturità ancora oggi sorprendente, considerando la sua età, e vi introduce temi legati al femminismo e alla parità di genere. Il corpo femminile esposto nella sua verità, sgraziato, non seducente ma monumentale, diventa così strumento di un messaggio quasi liberatorio".
In due grandi sale allo stesso piano è allestita fino al 30 agosto la mostra "The visitors" di Hernan Bas (1978), artista statunitense che ha realizzato una trentina di dipinti che prendo spunto dall'essere a Venezia, da una residenza in loco, dal tema di un turismo che mette a rischio, trasforma le specificità delle città, che porta a una disconnessione tra i "visitatori" e i luoghi che attraversano, I dipinti, con protagonisti giovani bianchi, mostrano scene di un quotidiano che appare irreale, costruito, stereotipato da luoghi comuni, come l'indossare una maglietta con la scritta "Non sono un turista, sono di qui".
"The Visitors - scrive Elisabetta Barisoni - descrive un panorama costantemente sotto i nostri occhi: un turismo voyeristico e credulone, che a volte mostra una mancanza di rispetto per gli altri e, in alcuni casi, per la dignità umana".
L'ultimo capitolo della proposta capesarina, a pianoterra, è una sala che presenta una serie di dipinti su marmi, alabastri e onici realizzati d Giulio Malinverni, giovane artista piemontese che si è formato all'Accademia di Belle Arti di Venezia, per la mostra "Natura morta, Natura viva". E' una ricerca che mette al centro il dialogo tra materia naturale e intervento pittorico, la possibilità di dare vita a fiori, piante, piume o il manto di un animale attraverso un dipingere ridotto all'essenziale che trasforma la trama della sostanza minerale in rappresentazione figurativa. (ANSA).


