(ANSA) - PORTOGRUARO (VENEZIA), 14 OTT - Una grande retrospettiva riconsegna alla storia dell'arte la figura rivoluzionaria di Luigi Russolo (1885-1947), pittore, musicista, inventore e teorico del Futurismo. Dal 18 ottobre al 28 febbraio 2027, le sale del Palazzo Vescovile di Portogruaro (Venezia) ospiteranno la mostra "Luigi Russolo. Rumorcolori", a cura di Gabriele Simongini in collaborazione con Guido Andrea Pautasso, ideata per il 140/o anniversario della nascita e per l'ottantesimo della scomparsa dell'artista.
    In mostra circa 80 opere tra dipinti, disegni, incisioni, mobili e Intonarumori, affiancati da una ricca sezione documentaria. Promossa dal Ministero per lo Sport e i Giovani, dal Comune di Portogruaro e sostenuta da Interreg Italia-Slovenija BEroots, Regione Veneto e Città Metropolitana di Venezia, è la più importante esposizione nella città natale di Russolo.
    Spicca il ritorno in Italia, dopo vent'anni dalla mostra al Mart del 2006, de "La Musica" (1911), tela concessa dalla Estorick Collection di Londra. Tra gli altri prestiti figurano l'"Autoritratto con teschi" (1908) dal Museo del Novecento di Milano e "Lampi" (1910) dalla Gnam di Roma. Inoltre, torna ricongiunta la parte centrale di "Linee-forza della folgore" (1912) con il suo frammento superiore sinistro.
    Definito "il futurista più sperimentatore e ingiustamente sottovalutato", Russolo ha abbattuto i confini tra le discipline creando un'osmosi tra pittura, musica e filosofia. Nato a Portogruaro da un organista, si trasferì giovanissimo a Milano accostandosi al simbolismo. Nel 1910 firmò il Manifesto dei pittori futuristi, sviluppando una ricerca sinestetica in cui il colore acquista vibrazione sonora e il movimento diventa energia. Nel 1913, con il manifesto "L'arte dei rumori", Russolo rivoluzionò la musica teorizzando l'uso dei suoni dell'era industriale e ideò gli Intonarumori, macchine acustiche capaci di generare rombi, sibili e crepitii. In mostra è esposta per la prima volta in Veneto la ricostruzione integrale di questi strumenti realizzata nel 1977 da Pietro Verardo.
    Segnato dalla guerra e ferito nel 1917, negli anni Trenta l'artista virò verso l'esoterismo e la filosofia, ritirandosi sul Lago Maggiore dove dipinse il ciclo "classico-moderno" dedicato a paesaggi e alberi carichi di misticismo.
    L'esposizione propone anche la ricostruzione della sua camera da letto azzurra e documenti autografi provenienti dal Mart e dall'Asac della Biennale. (ANSA).