Entrando nelle sale del Museo del Prado, il primo impatto è una vibrazione d'oro e blu. Le pareti scure fanno risplendere tavole, polittici e fondi dorati come se la luce arrivasse direttamente dal Mediterraneo medievale. È da qui che prende forma 'A la manera de Italia. Espana y el gotico mediterraneo (1320-1420)', la grande mostra con cui il Prado rilegge una delle pagine meno raccontate della storia dell'arte europea: il dialogo tra Italia e Spagna prima del Rinascimento.

L'esposizione, curata da Joan Molina Figueras, responsabile della collezione di pittura europea fino al 1500 del Prado, riunisce oltre cento opere - dipinti, sculture, manoscritti miniati, oreficerie, tessuti e ricami - provenienti da 31 istituzioni spagnole e 25 straniere. Il percorso racconta come i modelli del Trecento italiano - Giotto, Duccio di Buoninsegna, Simone Martini, Ambrogio Lorenzetti, Gherardo Starnina, Lupo di Francesco, Barnaba da Modena - siano stati assimilati, reinterpretati e trasformati dagli artisti spagnoli della Corona di Aragona, della Castiglia e di Maiorca, generando un linguaggio nuovo, sofisticato e profondamente originale. Figure come Ferrer e Arnau Bassa, i fratelli Serra, Pedro de Cordoba o Miquel Alcaniz, che assorbono il naturalismo e la delicatezza senese fondendoli con elementi gotici francesi e suggestioni bizantine.

"È una mostra necessaria, che illumina un capitolo dell'arte al quale finora non era stata prestata sufficiente attenzione", ha messo in risalto il direttore del Prado, Miguel Falomir, definendo il progetto di "enorme complessità", sia sul piano scientifico che organizzativo. "Molte opere arrivano direttamente da chiese, conventi e cattedrali dove si trovavano da seicento anni", ha spiegato, sottolineando il lavoro "imponente" svolto dai laboratori di restauro del museo. Ventuno opere sono state infatti sottoposte a un delicato intervento conservativo che ha restituito brillantezza ai colori e ai fondi dorati, riportando alla luce "un effetto quasi magico" nei panneggi di santi e Madonne. Tra queste, il "Retablo de San Marco y San Aniano" della Basilica di Santa Maria de la Seu di Manresa e il polittico della 'Vergine del Latte" della cattedrale di Cordoba.

"L'originalità dei maestri iberici emerge soprattutto nei grandi retabli monumentali, spettacolari strutture pensate per dominare gli spazi di culto. Questi polittici - ha rilevato il curatore Joan Molina Figueras - diventano il luogo ideale per sperimentare sofisticate tecniche pittoriche e materiali preziosi. Come in Italia, l'oro non ha solo una funzione decorativa: serve a trasformare le superfici in spazi capaci di assorbire e riflettere la luce a seconda dello sguardo dello spettatore. Nelle mani dei pittori ispano-trecenteschi, il retablo diventa una vera esperienza visiva e simbolica", assicura.

Tra le opere più sorprendenti, il 'Retablo de San Julian y Santa Lucia' di Pere Serra e Jaume Serra, con una rarissima immagine di Cristo completamente nudo, per accentuarne la sofferenza. Fondamentale fu il ruolo delle rotte mediterranee, delle corti e della Avignone papale, che facilitarono la circolazione di opere e artisti. "La fascinazione per il Trecento italiano arriva con forza in Spagna grazie agli scambi commerciali", evidenzia ancora Molina, ricordando come fosse un viaggio di andata e ritorno dal centro alla periferia anche per molti artisti italiani, che lavorarono nella penisola iberica diffondendo a loro volta le innovazioni maturate prima di rientrare in patria. È il caso emblematico del toscano Gherardo Starnina, protagonista della sezione finale della mostra: dopo il soggiorno fra Valencia, Castiglia e Aragona tra la fine del XIV e l'inizio del XV secolo, il pittore tornò a Firenze portando con sé un nuovo linguaggio tardo gotico, destinato a influenzare la pittura toscana. Un esempio è la sua 'Madonna dell'Umiltà' esposta, realizzata a tempera con foglia d'oro, di proprietà dell'Università di Cleveland.

Il percorso si chiude quindi con un ribaltamento inatteso: l'influenza sull'Italia 'a la manera de Espana', come spazio condiviso di contaminazioni reciproche. Sponsorizzata dal Bbva, la mostra sarà visitabile fino al 20 settembre.