(ANSA) - TORINO, 01 OTT - La Reggia di Venaria apre le porte a un grande viaggio nell'arte del Novecento con "Atelier dei Moderni. Matisse, Braque, Picasso, Bacon", la mostra curata da Sylvie Ramond e realizzata dal Consorzio delle Residenze Reali Sabaude con il Musée des Beaux-Arts di Lione, allestita dal 2 ottobre al 14 febbraio 2027.
    L'esposizione, allestita nelle Sale delle Arti, riunisce circa sessanta opere provenienti da una delle più importanti collezioni pubbliche francesi dedicate all'arte del XX secolo.
    Un progetto che prosegue il programma "La Reggia di Venaria in dialogo con la Francia", nato nel 2025 come percorso di diplomazia culturale tra Italia e Francia e già protagonista della mostra dedicata a Fernand Léger.
    Matisse, Picasso, Georges Braque, Léger, Raoul Dufy, Max Ernst, Jean Dubuffet, Sonia e Robert Delaunay, Pierre Soulages, Nicolas de Staël, Simon Hantaï e Francis Bacon sono alcuni dei protagonisti di un percorso che evita una lettura lineare del secolo per mettere invece in evidenza connessioni, affinità, gruppi e temi. Le sedici sezioni della mostra alternano approfondimenti monografici e tematici. Si parte dall'eredità di maestri come Degas, Cézanne e Toulouse-Lautrec, per attraversare l'esplorazione del colore con Bonnard, Vuillard e i Delaunay, la frammentazione dell'oggetto in Braque, il ritorno alla figurazione tra gli anni Venti e Trenta e l'esplorazione dell'inconscio attraverso Ernst, Wifredo Lam e Victor Brauner.
    Il percorso prosegue con i grandi maestri del secondo dopoguerra, dalla stagione di Léger, Picasso e Matisse alla non-figurazione di Jean Bazaine e Alfred Manessier, fino alle ricerche di Dubuffet, Fautrier e Tàpies sui materiali e sull'arte informale. Al centro della parte finale trovano spazio anche il rapporto tra nero e luce, con Pierre Soulages e Anna-Eva Bergman, quello tra gesto e spazialità con Olivier Debré e Geneviève Asse, e la particolare ricerca di Francis Bacon tra figura e animalità. Una nuova prospettiva su Matisse è infine proposta attraverso le opere di Simon Hantaï e Shirley Jaffe.
    Il filo conduttore è però l'atelier, inteso non soltanto come luogo fisico della creazione, ma come spazio intimo, laboratorio di sperimentazione e soprattutto luogo di incontro e dialogo tra artisti. Alcune opere di Braque, Raoul Dufy e Léonard-Tsuguharu Foujita richiamano direttamente questo ambiente, mentre lungo il percorso sono presentate fotografie storiche degli studi degli artisti. È soprattutto Henri Matisse a fare dell'atelier uno dei soggetti più significativi della propria ricerca. A questa lunga riflessione appartiene anche Katia à la chemise jaune, scelta come immagine della mostra e legata alle opere dell'artista dedicate alla sua ultima modella. (ANSA).