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(di Laura Valentini) (ANSA) - ROMA, 08 OTT - Grande maestro del Cinquecento fiorentino ma anche pittore innovatore e visionario, tanto da avere ispirato artisti contemporanei da Pasolini a Bill Viola, Jacomo da Pontormo, detto Pontormo, non era protagonista di una mostra da ben 70 anni ovvero da quella dedicata a lui e al primo manierismo fiorentino a Palazzo Strozzi a Firenze nel 1956, quarto centenario della morte. A colmare questa lacuna arriva dal 9 ottobre alle Scuderie del Quirinale a Roma la mostra 'Pontormo' che sarà visibile al pubblico fino al 7 febbraio del 2027, in cui con tutti i capolavori dell'artista se ne ripercorre la vicenda biografica: si tratta di anni, come ricorda Cristina Acidini - curatrice con altri studiosi tra i maggiori esperti del Cinquecento fiorentino quali Elena Capretti, Philippe Costamagna, Bruce Edelstein e Carlo Falciani - "terribili per Firenze, dalla cacciata dei Medici al loro ritorno, al sacco di Roma, con tutte le difficoltà che mai pero' interruppero le committenze nè la creatività".
Ed ecco Pontormo, nato a Pontorme (Empoli) nel 1494 e morto a Firenze il primo gennaio del 1557, nella fase giovanile partecipare alle committenze della nobiltà fiorentina con il suo maestro, Andrea Del Sarto, o Francesco Ubertini detto Bachiacca, mentre entra in contatto con Leonardo da Vinci e poi con Michelangelo con cui stringe un temporaneo sodalizio: Buonarroti gli affida due cartoni di sua mano da tradurre in pittura. Ne usciranno dipinti quali il Noli me tangere e la Venere e Cupido, entrambi nella mostra. "Le Gallerie degli Uffizi hanno partecipato con 'generosità' a un progetto espositivo dedicato a un artista come Pontormo emblematico della fiorentinità cinquecentesca. Era un obbligo istituzionale per il valore scientifico del progetto" afferma Simone Verde, Direttore delle Gallerie degli Uffizi. Dal museo fiorentino arriva un corpus di 27 opere, tra i quali capolavori come la Cena in Emmaus, la Madonna con Bambino e San Giovannino, I diecimila Martiri. Nel percorso espositivo si susseguono altri prestiti eccezionali provenienti da musei e collezioni di tutto il mondo, tra gli altri il Louvre e la National Gallery e il British Museum a Londra, insieme con dipinti concessi dalle parrocchie di Firenze come nel caso della cappella Capponi in Santa Felicita da cui viene la pala capolavoro della Pietà (o Trasporto di Cristo) del 1525-1528. Il percorso della mostra, prevalentemente cronologico, è diviso in 10 sezioni e presenta oltre 130 opere, di cui 84 di Pontormo tra dipinti, affreschi, una selezione di disegni, oltre al manoscritto del "Libro mio" ovvero il diario del pittore. Il tema della Visitazione apre e chiude la mostra.
Pontormo giovane accoglie il pubblico nelle prime sale con la scena dell'incontro delle due cugine Maria ed Elisabetta ambientata in una maestosa scenografia (1514-1516): è uno dei tre affreschi staccati provenienti dal Chiostrino dei Voti della basilica della Santissima Annunziata. Mentre dalla pieve di San Michele Arcangelo di Carmignano viene l'opera forse più conosciuta di Pontormo, la Visitazione (1528-1532), installata nell'ultima sala in una sorta di spettacolare congedo dalla mostra con il pittore all'apice del suo percorso artistico.
Quattro donne si incontrano: Maria e Elisabetta davanti che si salutano e altre due figure femminili dietro, tutte avvolte in vesti dai colori visionari e dissonanti e con uno sfondo che porta la scena fuori dal tempo e dallo spazio. E' il quadro che ha ispirato l'opera The Greeting, una delle videoinstallazioni più celebri di Bill Viola visibile dall'11 ottobre a Santa Maria Antiqua al Foro Romano. Ma nel percorso della mostra altre opere testimoniano la modernità di Pontormo tra cui alcuni ritratti come il celebre Ritratto di alabardiere, il Ritratto di Maria Salviati, Doppio ritratto.
Promossa da Ales-Scuderie del Quirinale in partnership con le Gallerie degli Uffizi, prodotta insieme alla casa editrice Electa, la mostra "è insieme una grande sfida organizzativa e una coraggiosa scommessa curatoriale" osserva Matteo Lafranconi, Direttore delle Scuderie. Per Fabio Tagliaferri, Presidente e Amministratore Delegato di Ales, che cita il precedente dei Tesori dei Faraoni si tratta di un "modello di collaborazione tra pubblico e privato che genera valore economico, attrae visitatori dall'Italia e dall'estero e rafforza la reputazione del sistema culturale italiano nel mondo". (ANSA).


