Canicula è il termine latino oggi comunemente utilizzato per indicare i giorni più caldi dell'estate ovvero un periodo dell'anno che in diverse culture mediterranee era associato sia a grande abbondanza sia a esiti catastrofici. Proprio a riflettere questa ambiguità 'Canicula' è il titolo della mostra collettiva che aprirà il 6 maggio al Complesso dell'Ospedaletto di Venezia in occasione della sessantunesima Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia. Promossa dalla Fondazione In Between Art Film, Canicula, come spiega il direttore artistico della Fondazione Alessandro Rabottini, è dunque metafora che rimanda a un eccesso, a volte benefico, ma "che può anche rivelarsi catastrofico, come quelli a cui siamo sottoposti nella nostra epoca, eccesso di informazione, di ideologia, eccesso bellicoso, eccesso termico". E' la soglia che agli artisti invitati a partecipare è stato chiesto di indagare in questo che è il terzo e ultimo capitolo della "Trilogia delle incertezze", una serie di mostre concepite da Fondazione In Between Art Film, di cui è curatore Leonardo Bigazzi (co-curatore di Canicula con Rabottini) e che hanno trasformato di volta in volta il Complesso dell'Ospedaletto in un'architettura cinematografica. A partire dal 2022 con Penumbra e proseguendo nel 2024 con Nebula, ogni capitolo della trilogia è stato ispirato da un diverso fenomeno atmosferico, assunto come strumento metaforico per descrivere qualcosa di interiore, proprio della condizione umana. "E' la terza tappa di un percorso che portiamo avanti - spiega Beatrice Bulgari, presidente della Fondazione nata per promuovere la cultura delle immagini in movimento- e che con il passare del tempo mi fa accorgere sempre più quanto sia fondamentale che la Fondazione non solo svolga il compito di commissionare e produrre le opere ma anche di indagare uno spazio più lento". In un "momento saturo di immagini come quello attuale dobbiamo dare la possibilità agli artisti di sentirsi accolti", di avere i propri tempi, con la certezza che le immagini in movimento proposte dalla mostra con otto nuove installazioni video site-specific "sono un atto di resistenza".
    Canicula presenterà per la prima volta le otto installazioni video nello spazio del Complesso dell'Ospedaletto di Venezia commissionate ad artisti già affermati e meno noti: sono Lawrence Abu Hamdan (1985, Giordania), i cineasti italiani Massimo D'Anolfi e Martina Parenti (1974/1972), gli ucraini Roman Khimei e Yarema Malashchuk (1992/1993), e ancora Janis Rafa (1984, Grecia), P. Staff (1987, Regno Unito), Wang Tuo (1984, Cina), Yuyan Wang (1989, Cina) e Maya Watanabe (1983, Perù). Le opere in mostra sono accomunate dall'esplorazione dei diversi modi in cui gli esseri umani reagiscono di fronte alla contemporaneità ormai satura di tecnologia, di notizie e di forme di propaganda; di fronte a un paesaggio che pare avvicinarsi progressivamente a una soglia critica ogni opera si relaziona al tema della mostra (la luce accecante, il caldo torrido) in maniera individuale, indagando le varie implicazioni materiali e i significati metaforici del sovraccarico sensoriale e delineando una visione più ampia di ciò che le temperature estreme possono rappresentare.