(ANSA) - FIRENZE, 10 GIU - Una grande mostra e tante altre iniziative per ricordare i 60 anni dall'Alluvione di Firenze del 4 novembre 1966. Si chiama 'Ri-emergere 1966-2026' l'insieme di eventi culturali e scientifici promossi dall'Archivio di Stato di Firenze con il sostegno della Fondazione Cr Firenze, da questo mese fino a febbraio 2027, un percorso unitario con al centro la tutela del patrimonio e la sua trasmissione alle generazioni future. Primo appuntamento il 19 giugno con la mostra 'Storia e storie di sostenibilità'. Evento-clou la mostra 'Ri-emergere 1966-2026 - L'Alluvione di Firenze in Archivio, inaugurazione il 4 novembre 2026, che documenterà l'emergenza, i soccorsi nazionali e internazionali, la nascita del restauro moderno e l'evoluzione delle tecniche di conservazione.
    Da segnalare il progetto 'Non saprei nulla se', nato dai laboratori a cui hanno partecipato 100 cittadini per raccontare la propria testimonianza di quei giorni. I materiali audiovisivi raccolti nei laboratori saranno trasformati in un'opera d'arte collettiva, che intreccia voce, suono e immagini; un evento in programma dal 5 al 7 novembre.
    "L'Archivio di Stato fu a suo tempo tristemente protagonista, essendo state sottratte moltissime carte dalla furia delle acque, ma tantissime furono recuperate e conservate - spiega la direttrice Paola d'Orsi -. Abbiamo sentito la responsabilità di restituire alla città non una semplice commemorazione, ma il senso concreto di un lavoro lungo e spesso silenzioso", e la mostra "racconterà alla città quella straordinaria stagione di solidarietà".
    La direttrice d'Orsi ricorda come al precedente monitoraggio del 2006 erano stati riconosciuti circa 33mila pezzi su 45mila e "restavano circa 2,5 km di materiale alluvionato", mentre oggi "siamo in dirittura d'arrivo". Carlo Sisi, del cda della Fondazione Cr Firenze sottolinea la "virtuosa applicazione delle istituzioni al recupero della memoria", attraverso "il restauro e gli interventi di ripristino".
    Tra le novità dell'Archivio di Stato, guardando al futuro, l'avvio del piano di limitazione dei danni e i progetti di monitoraggio ambientale dei depositi per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici e garantire la conservazione nel lungo periodo. (ANSA).