PHOTO
"Vedo una gran cerchia d'archi, e tutt'intorno giacciono pietre infrante che furono parte un tempo di una solida muraglia". Era così che il poeta Percy Bysshe Shelley descriveva il Colosseo nell'Ottocento. La più maestosa opera di Roma è da secoli un monumento a metà, con il fronte meridionale - quello da cui accedeva l'imperatore, costruito su un terreno alluvionale più instabile - crollato già a partire dal periodo tra il VI e il VII secolo dopo Cristo. Da oggi questa parte dell'anfiteatro Flavio ha una nuova vita, con l'intervento di valorizzazione e riqualificazione degli ambulacri meridionali, realizzato al termine dello scavo e del restauro delle superfici antiche del Parco archeologico del Colosseo (che ha curato anche la direzione tecnica e scientifica) e su progettazione di Stefano Boeri Interiors.
In origine il settore, composto da pilastri e volte, raggiungeva i 50 metri di altezza, come per il versante settentrionale. Nei secoli, però, è progressivamente caduto. Ora, sul camminamento antico è stata posata una nuova pavimentazione in travertino, selezionato nelle cave di Tivoli vicino a quelle anticamente utilizzate. Dove c'erano le due file di pilastri che sostenevano le volte sono stati collocati degli elementi che rievocano la sequenza degli ambulacri radiali e anulari, mentre tra i fornici LXIV e LXXI è stato scelto di lasciare a vista la fondazione, in un'area archeologica che racconta le modalità costruttive del monumento. "Il senso" degli interventi, ha spiegato Boeri, "è quello di ridare a tutti la possibilità di percepire qual era l'estensione vera del Colosseo sul lato sud e le sue proporzioni. Oggi tutti potranno entrare nello spazio pubblico, che una volta era un interno e oggi è un esterno, ma che ha le proporzioni, le dimensioni e i materiali del monumento originario". Insomma, il Colosseo non può tornare intero, ma può essere fruibile nella sua totalità. Quanto alle critiche, "la polemica e il dibattito sono una cosa bellissima - risponde Boeri - perché se ci sono vuol dire che si è fatto un intervento importante e la città risponde in modo attivo" e "ciò che viene posto in modo critico ci aiuta anche a capire meglio se ci sono stati degli errori, a migliorarli".
Durante la presentazione del nuovo allestimento arriva anche la benedizione dell'archeologo Andrea Carandini, membro del comitato scientifico del Colosseo: "Gli archeologi sono legati a quel che c'è - ha detto - e invece io voglio fare una battaglia perché si concentri l'attenzione su ciò che non c'è più. Perché è proprio quello che non c'è che consente di integrare quello che c'è, dargli un senso, ed è l'operazione che avete fatto qui. Bisogna ricostruire nella testa, sempre mirando alla totalità e non al culto dell'oggettino, della rovina, della cosetta".
Il progetto e il cantiere, finanziati con i fondi di compensazione delle opere della Metro C e realizzati dal Parco durante la direzione di Alfonsina Russo con Federica Rinaldi come responsabile unica del procedimento e Barbara Nazzaro come direttrice dei lavori, si sono conclusi nel febbraio 2026. "Gli scavi archeologici hanno permesso di riportare alla luce un settore dimenticato da quindici secoli, consentendo di approfondire diversi aspetti della costruzione e del funzionamento del Colosseo finora solo ipotizzati, a partire dal suo efficiente sistema idraulico", ha spiegato Alfonsina Russo, oggi capo dipartimento per la valorizzazione culturale. E l'odierno direttore del Parco, Simone Quilici, ha ricordato che "tutto il lavoro è reversibile" perché pensato "così da poter essere eventualmente rimosso senza danneggiare le strutture antiche". Tra i materiali impiegati, anche il massetto e l'adesivo formulati appositamente da Mapei per il Colosseo.


