(ANSA) - FIRENZE, 23 SET - Dall'antico Egitto a Louise Bourgeois passando per la Grecia classica, quindi Michelangelo e Canova. Un viaggio nella storia della scultura lungo 5.000 anni, dall'archeologia all'arte contemporanea, su cinque continenti, attraverso oltre 80 opere che celebrano il potere evocativo e il fascino del frammento.
    Si chiama 'Broken - Il potere del frammento' la nuova mostra di Palazzo Strozzi, presentata a Firenze che sarà aperta dal 25 settembre al 24 gennaio 2027. E' organizzata con la National Gallery of Art di Washington (Usa), sede della futura esposizione dal 3 marzo 2027.
    In mostra capolavori 'mutilati' da guerre o colonialismo, catastrofi naturali, o iconoclastia, provenienti da tutto il mondo: dal Metropolitan di New York al Louvre di Parigi, dal British Museum al Museo Nacional de Antropologia di Città del Messico. L'esposizione indaga le ragioni e le circostanze che hanno determinato distruzione o danneggiamento delle sculture.
    Si sviluppa su 10 sale che attraversano i molteplici significati del frammento: dalle trasformazioni prodotte dal tempo e dalla natura, alle distruzioni, fino ai processi di ricomposizione e alla centralità dell'incompletezza nella scultura moderna e contemporanea. Il percorso comprende due focus dedicati a Danh Vo e Paul Pfeiffer.
    "E' una mostra molto speciale perché mette insieme, credo per la prima volta cinque millenni e cinque continenti di storia della scultura - afferma Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi -, ma una storia diversa perché è tutta sotto la lente della frammentazione, ovvero della rottura", Tra le opere in mostra il celebre frammento con naso e labbra del faraone egizio Akhenaton (1.350 a.c), una testa della dea Afrodite del II secolo a.C., i resti del 'Monumento funebre a Margherita di Brabante' (1312-1314) di Giovanni Pisano, un bozzetto di nudo femminile di Michelangelo, due suggestive teste di gesso di Antonio Canova colpite dai bombardamenti della Prima guerra mondiale. E, ancora, opere trafugate dai templi cambogiani durante gli anni del regime di Pol Pot.
    La mostra affronta anche il concetto delle ricomposizioni e il rapporto fra frammento e ricostruzione, oltre all'opera di artisti come Michelangelo che hanno adottato il frammento come linguaggio autonomo e non più come semplice esito di una perdita. (ANSA).