Le radici comuni dell'umanità, senza confini geografici e temporali, attraverso un dialogo tra oltre 400 opere, testimonianze di culture e civiltà del mondo, da un passato lontanissimo - un rarissimo meteorite pallasite risalente a 4,5 miliardi di anni fa - fino alle espressioni più attuali dell'arte, con lavori di Emilio Vedova, Giuseppe Santomaso, Nino Vascellari o Arcangelo Sassolino.
    È un percorso carico di sorprese la mostra "Collecto", la proposta ideata per dare il via alle attività del "Palazzo delle Arti e delle Culture", aperto dalla Fondazione Giancarlo Ligabue, a Venezia, a dieci anni dalla sua istituzione.
    "L'esposizione che abbiamo pensato - ha detto Inti Ligabue, presidente della Fondazione - nasce da un'idea semplice ma profonda: l'origine dell'umanità è condivisa, ed è in questa radice comune che risiedono la nostra forza e la nostra identità".
    È un percorso che "tocca mondi diversi ma interconnessi" che prende il via dalle origini della Terra con una massa di ferro e nichel che ha percorso nello spazio più di 160 milioni di chilometri prima di cadere sulla Terra e focalizza l'attenzione, attraverso le altre opere e reperti presentate, su oltre 20mila anni di storia umana.
    Ci sono le "origini" con un crinoide fossile del Giurassico inferiore, la cosiddetta Amigdala Ligabue (1.200.000-600.000 anni fa) - ascia in quarzite ritenuta tra i primi manufatti realizzati dall'essere umano - o la "biblioteca mesopotamica" - 250 tra bassorilievi, statue, tavolette d'argilla e sigilli sumeri, assiri, siriani - a testimoniare la rivoluzione della scrittura, in dialogo con uno dei globi celesti di Coronelli (1698) o il contemporaneo "spaziale" di Edmondo Bacci. Spazio a una selezione di "Idoli", appartenenti a culture diverse, dal 3900 al 1880 a.C, alle civiltà del "Nuovo Mondo" meso e sudamericane - come la "Venere" policroma della cultura Chupicuaro (400-100 a.C.) o la maschera funebre Lambayeque (Perù, 1200 d.C.), in rapporto con opere del "Vecchio Mondo", come una tela di Jacopo Amigoni della prima metà del Settecento.
    L'ideale percorso della mostra, senza soluzione di continuità, prosegue con l'arte oceanica, a richiamare il rapporto con il divino e gli spiriti, fino a uno studiolo riservato all'arte antica occidentale, da Ambrogio Lorenzetti alle caricature di Giandomenico Tiepolo, attorno ad alcuni dei temi comuni che attraversano l'esposizione: la nascita e la bellezza.
    "In un momento storico in cui le divisioni geografiche, culturali ed etniche sembrano definire sempre più il nostro presente, la Fondazione Ligabue sceglie di andare in una direzione diversa: mettere in relazione queste differenze e valorizzarle come parte di una storia comune".
    L'esposizione - di cui fa parte una residenza d'artista, quest'anno assegnata a Marta Spagnoli che lavora "alla ricerca di archetipi e segni capaci di riemergere e riaffiorare nel tempo" - è allestita nella sede della Fondazione, a Palazzo Erizzo-Ligabue, ed è aperta gratuitamente su prenotazione fino al 24 maggio, per poi riaprire da settembre a dicembre e poi nella primavera del 2027.