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(di Alessandra Baldini) Con tre ex voto di bronzo da San Casciano, corredi d'oro dalla Tomba Regolini Galassi a Cerveteri, il fegato di bronzo di Piacenza e un uovo di struzzo inciso da Vulci, gli Etruschi sbarcano il 2 maggio negli Usa: una grande mostra al De Young Museum di San Francisco punta a far riscoprire negli Usa un popolo considerato spesso la Cenerentola dell'antichita'. Oltre 150 prestiti da 29 tra musei grandi e piccoli compongono un affresco che promette di ridefinire oltreoceano la percezione di un popolo semisconosciuto negli Usa, spesso ridotto a una nota a piè di pagina tra Grecia e Roma.
Organizzata da Renee Dreyfus con Louise Chu e Richard De Puma, la mostra e' la piu' ampia sugli Etruschi mai organizzata fuori dall'Italia. "Gia' il titolo - Dal cuore dell'Italia antica - è una dichiarazione programmatica", spiega all'ANSA la Dreyfus che ha inteso collocare geograficamente e culturalmente la dominazione etrusca della penisola prima dell'ascesa romana. Ha dato la benedizione al progetto il direttore generale dei musei nazionali italiani, Massimo Osanna: "La creazione di una rete culturale dal Mediterraneo orientale fino all'Italia e all'Europa, mediata soprattutto da vettori fenici e greci, rappresentò uno dei primi passi di quella che oggi chiamiamo civiltà occidentale", ha scritto nella prefazione all'ampio catalogo. Il contributo di musei e istituzioni italiane e' stato centrale. Tra i pezzi più significativi arrivati a San Francisco c'è il celebre fegato dei Musei Civici di Palazzo Farnese a Piacenza, modello in bronzo di un fegato ovino utilizzato per la divinazione: e' esposto per la prima volta fuori dall'Italia anche per attirare l'attenzione, nelle intenzioni delle autorità del capoluogo emiliano, su quanto la città può offrire in fatto di arte e turismo. Il fegato e' esposto accanto al Liber Linteus (La Mummia di Zagabria) - il più lungo testo etrusco conosciuto, ora conservato al Museo archeologico della capitale croata - e a una serie di reperti iscritti che testimoniano i progressi nello studio della lingua.
Tra i grandi musei italiani hanno aperto le collezioni l'Archeologico di Firenze, da cui proviene, tra l'altro, uno specchio con il mito di Uni che allatta Ercole, e Villa Giulia.
Accanto ai pezzi più famosi, la mostra punta anche su opere meno note provenienti da collezioni raramente esposte, come quella di Phoebe Hearst, assemblata ai primi del Novecento e oggi al museo di Berkeley, o quella messa assieme nel secondo dopoguerra a Roma da Eugene Berman, pittore surrealista, scenografo di Hollywood e collezionista "compulsivo": la sua raccolta di oltre tremila pezzi fu donata alla morte allo Stato italiano dopo essere stata mostrata a pochi eletti nella residenza di Berman a Palazzo Doria Pamphilj.


