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(ANSA) - ROMA, 19 FEB - Le fondamenta latine e romane della scultura si fondono con il modernismo europeo nell'opera di Constantin Brâncuși, di cui quest'anno ricorre il centocinquantesimo anniversario della nascita: allo scultore romeno, considerato tra i più importanti del XX secolo e protagonista di una parabola artistica che a 28 anni lo condusse a Parigi, dove subì l'influenza di artisti come Medardo Rosso e Auguste Rodin e strinse una grande amicizia con Amedeo Modigliani, è dedicata la mostra 'Constantin Brâncuși. Le Origini dell'Infinito' che apre il 20 febbraio ai Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali di Roma dove resterà sino al 19 luglio.
L'esposizione, curata dal direttore del Museo Nazionale d'Arte della Romania Erwin Kessler, intende celebrare una delle figure fondanti della scultura moderna nell'ambito del programma bilaterale dell'anno culturale Romania-Italia 2026, di cui, come ha sottolineato nell'incontro di presentazione l'ambasciatrice Gabriela Dancau, la mostra è "l'evento cardine" con nove opere rappresentative dell'universo artistico di Brâncuși più una serie di 'pilastri' intagliati in legno duro e provenienti dall'Oltenia, sua terra natale, a dimostrare come l'uso della "taille directe" e i motivi arcaici dell'intaglio abbiano influenzato modalità e simboli dello scultore; l'altro asse portante della mostra è il confronto con la scultura romana antica, studiata da Brâncuși durante gli anni di formazione come modello di perfezione formale e punto di partenza per l'astrazione delle forme.
"Brâncuși era un artista istruito con un curriculum accademico di tutto rispetto, non è stato un artista primitivista autodidatta", precisa il curatore. Se anche a Parigi si distanziò dagli studi che aveva perfezionato all'Accademia di Belle Arti di Bucarest, nutriva un profondo interesse per il mito, l'arcaicità e il frammento classico.
L'esposizione ricostruisce il percorso che conduce Brâncuși dalla figurazione realista (come nel bronzo Testa di bambino) verso una sintesi modernista basata sulla semplificazione estrema e sull'archetipo astratto. Ed ecco capolavori come Mademoiselle Pogany (una delle versioni di questa serie a partire da quella primaria del 1913), Prometeo (1911), Torso (1909-1910). Quest'ultimo è una mezza coscia in marmo, concepita intenzionalmente dall'artista come un frammento apparentemente spezzato o danneggiato di una presunta Venere antica, qui affiancata dalla testa volutamente grezza o falsamente incompiuta di una Danaide.
La mostra evidenzia come Brâncuși abbia fuso due tradizioni apparentemente opposte — quella arcaica romena e quella classica romana — in una visione radicalmente nuova della scultura, anticipando una concezione moderna dello spazio, del tempo e della forma come espressioni essenziali dell'infinito.
"Scolpire l'assoluto, liberando la materia dal peso della contingenza per consegnarla all'eternità: questa è l'eredità che Constantin Brâncuși affida alla storia dell'arte mondiale e che oggi celebriamo con questa straordinaria esposizione presso i Mercati di Traiano", osserva Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura della Camera che ha contribuito a promuovere la mostra con Roma Capitale e Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, e il patrocinio del ministero della Cultura. Accanto al rapporto con l'antichità, l'esposizione romana dà conto del costante interesse di Brâncuși per la mitologia come cornice concettuale di significati simbolici e filosofici: ad accogliere il visitatore ai Mercati di Traiano c'è la monumentale Preghiera, bronzo concepito per un monumento funerario, simbolo di una fede interiore quasi paleocristiana che visivamente collega realismo e astrazione essenziale, rappresentazione concreta ed estrapolazione simbolica. (ANSA).


