(ANSA) - TRIESTE, 16 GEN - Una collezione di immagini che racconta memoria e identità, corpo e corpi, realtà e visione, per offrire una panoramica di grande respiro sull'attuale scena fotografica e video nipponica. Guarda a Oriente la nuova mostra in programma al Magazzino delle Idee di Trieste dal 14 febbraio al 7 giugno. Japan. Corpi, memorie, visioni è prodotta e organizzata dall'Ente regionale per il patrimonio culturale del Fvg a cura di Filippo Maggia e Guido Comis.
    A essere esposte saranno oltre 80 opere di 16 artisti giapponesi contemporanei. "Riconosciuta sin dagli anni Trenta come una delle scuole fotografiche più importanti a livello internazionale, capace di affermarsi nei primi anni del terzo millennio con autori come Hiroshi Sugimoto, Nobusyoshi Araki, Daido Moriyama e altri ancora, la fotografia giapponese contemporanea - osserva Maggia - sembra oggi aprirsi a interpretazioni che corrispondono a un rinnovamento generazionale certamente più vicino a temi e istanze di derivazione occidentale". Tra cui le questioni di genere, la memoria collettiva, le relazioni sociali, l'ambiente e la percezione dell'immagine.
    E così, nella sezione Memoria e identità, gli sguardi di Noriko Hayashi e Tomoko Yoneda rileggono periodi e avvenimenti cruciali della storia giapponese recente attraverso un approccio documentaristico e partecipato, mentre Susumu Shimonishi riflette sulla continuità e sulle fratture del passato. Una seconda sezione è dedicata al corpo inteso come spazio sociale, luogo politico, materia viva che risponde ai mutamenti del contemporaneo. Aya Momose lavora sulla distanza fra codici visivi orientali e occidentali. Yurie Nagashima restituisce la delicatezza del quotidiano familiare e Ryoko Suzuki affronta in modo diretto i temi della violenza e della pressione sociale sulla donna. Chiude Realtà e visione, il dialogo fra ciò che vediamo e ciò che immaginiamo attraversa le opere di Hiroshi Sugimoto: le sue immagini essenziali e meditative si confrontano con le scenografie luminose di Tokihiro Sato. Yoko Asakai invita infine a "varcare lo schermo", trasformando il flusso di immagini video in un'esperienza che sembra germogliare dentro lo sguardo. (ANSA).