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L'antico rapporto tra le acque e il sacro, il dialogo tra due grandi civiltà, in cui sono fioriti scambi e relazioni nell'Italia preromana, viene raccontato attraverso 750 reperti di cui molti mai visti finora, nella mostra 'Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari' che si inaugura il 6 marzo nell'Appartamento del Doge di Palazzo Ducale a Venezia.
Organizzata dai Musei Civici di Venezia, con il patrocinio dell'Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici, realizzata in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati di Milano, l'esposizione, presentata oggi a Roma dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, con il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro a cui si deve l'ideazione, è frutto di una collaborazione virtuosa tra istituzioni e territori e coniuga ricerca archeologica e rigore scientifico. "Il progetto nasce dall'incontro di diverse esperienze e capacità e dimostra come la cooperazione tra le istituzioni, su cui noi insistiamo tanto, sia uno degli strumenti più efficaci per valorizzare il nostro patrimonio culturale" ha detto il ministro Giuli. L'esposizione 'Etruschi e Veneti' "non è soltanto la sintesi di una esposizione di reperti, pur straordinari, è un racconto di contesto, di stratificazioni, di storia, che riporta l'archeologia nella sua dimensione più autentica. Si propone con l'idea di far dialogare ciò che già nell'antico era in dialogo: il mondo degli etruschi e dei veneti, unendo il versante tirrenico e l'Adriatico. I reperti sono frutto anche di scavi recenti. La dura fatica dello scavo nobilita un lavoro spesso anonimo e pagato troppo poco quando si tratta di giovani che lavorano nell'archeologia, ma faremo anche delle assunzioni a breve, ci teniamo molto" ha annunciato il ministro della Cultura.
Brugnaro ha ricordato come la mostra sia "il risultato di un lavoro lungo e condiviso, costruito con serietà scientifica e grande collaborazione istituzionale, anche dai privati. Venezia, città di scambi e di incontri, è il luogo ideale per raccontare una storia che parla di relazioni: l'acqua come via di collegamento, i santuari come spazi di comunità, e un'Italia antica fatta di differenze ma anche di tratti comuni. La cultura serve a questo: a capire, a costruire cittadinanza, a dare un senso di unità al Paese rispettando le identità dei territori".
Alla presentazione, coordinata da Alfonsina Russo, capo del dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale del Mic a cui sono intervenute anche le presidenti della Fondazione Musei Civici di Venezia, Mariacristina Gribaudi e della Fondazione Luigi Rovati, Giovanna Forlanelli Rovati e Chiara Squarcina, curatrice dell'esposizione con Margerita Tirelli e direttrice scientifica Fondazione Musei Civici di Venezia. "È un lavoro condiviso che mostra come nel campo della cultura non possano esistere steccati. C'è una responsabilità comune verso il patrimonio e sapete quanto in questo ministero insistiamo sulla tutela nei confronti del patrimonio. I musei del ministero della Cultura - ha precisato Giuli - non sono prestatori di opere. Il Museo presta un servizio di qualità scientifica, di scelte strategiche". L'esposizione si apre con 'Gli Etruschi e il sacro' per poi passare ai 'Veneti e il sacro'. "Indaghiamo un tema finora inedito: il rapporto con la sacralità delle acque nel mondo etrusco e nel mondo veneto, nel tentativo di metterne a fuoco affinità e specificità" ha spiegato Squarzina. Tra i reperti che fino al 29 settembre 2026 si potranno vedere a Palazzo Ducale, la Testa di Leucothea da Pyrgi, un nucleo di bronzi provenienti da San Casciano dei Bagni e il disco bronzeo di Montebelluna. Un secondo momento espositivo sarà a Fondazione Luigi Rovati di Milano dal 14 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027.


