(ANSA) - MILANO, 13 OTT - Etruschi e Veneti: dopo la mostra a Palazzo Ducale di Venezia, arriva un secondo capitolo espositivo a raccontare le analogie e le differenze fra le due grandi civiltà di epoca preromana, a partire dal loro rapporto con il sacro e con l'acqua. 'Etruschi e veneti. Acque, culti e santuari' è il titolo della mostra in programma fino al 10 gennaio nell'ipogeo della Fondazione Rovati di Milano, che mette in dialogo, accostandoli, i diversi reperti.
    "La prima mostra - ha spiegato Giovanna Gambacurta, curatrice insieme a Laura Maria Michetti, Giulio Paolucci, Chiara Squarcina e Margherita Tirelli - descriveva il culto dell'acqua in Etruria e in Veneto divisi nei siti singoli. Qui invece abbiamo scardinato". Non c'è più una separazione geografica, ma invece "mostriamo le similitudini, le analogie o le differenze" anche 'mischiando' oggetti etruschi e veneti nella stessa vetrina. Entrambe le civiltà creavano in laghetti e stagni dei depositi di oggetti, entrambe hanno creato santuari accanto ai porti, luoghi essenziali nelle due civiltà anzi. "Per i veneti e per gli etruschi - ha proseguito Michetti - tutto ciò che è pubblico avviene in un contesto religioso", incluse le scuole.
    Ad accogliere i visitatori è una scultura in terracotta di Thesam, divinità etrusca dell'aurora proveniente dal museo Civico archeologico delle acque di Chianciano Terme, che è di fronte al Disco di Montebelluna, antico reperto veneto, conservato ai Musei Civici di Treviso, che raffigura la 'signora della Natura', dea che tiene in mano una chiave ed è circondata da un animale a quattro zampe, simbolo degli inferi, e un uccello a rappresentare il cielo.
    La sezione Acque miracolose si concentra sulle proprietà curative delle acque e sui rituali praticati alle sorgenti e nei luoghi termali dell'Italia antica attraverso reperti come la grande ascia rituale in ferro con decorazione zoomorfa, rinvenuta nell'area sacra di Fucoli e conservata al Museo Civico Archeologico delle Acque di Chianciano Terme, e una selezione di simpula provenienti dal Museo Archeologico Cadorino, mestoli in bronzo, utilizzati per le libagioni e per attingere le acque curative che dopo l'uso venivano ritualmente spezzati e sono tra gli oggetti più rappresentativi del santuario di Làgole di Calalzo, in Veneto.
    La scoperta di una testa maschile votiva in bronzo, con un'iscrizione che riporta il nome "Fonte Calda" (Flere Havens in etrusco), ha inoltre aperto nuove prospettive sull'interpretazione del termine etrusco "flere", al quale gli studiosi attribuiscono, accanto al significato di "nume", anche quello di "fonte".
    La sezione Sacri approdi esplora il rapporto tra culto, navigazione e scambi culturali in tre centri dell'Italia preromana: Este, Pyrgi e Altino. A Este, il porto-santuario fluviale era legato al culto della dea Reitia, alla pratica della scrittura e alle attività femminili della filatura e della tessitura. Pyrgi, uno dei principali porti dell'Etruria sul Mediterraneo, testimonia lo stretto intreccio tra religione, commerci e potere politico. Altino, crocevia delle rotte adriatiche ed endolagunari, ospitava un santuario frequentato anche da genti straniere, dove il sacrificio del cavallo rivela il valore religioso di un animale centrale nella civiltà veneta.
    Il percorso include anche la Sardegna nuragica con un nucleo di bronzetti e ceramiche votive provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. Ad arricchire la mostra sono i disegni del bioartista milanese Mauro Ceolin. (ANSA).