(ANSA) - ROMA, 02 NOV - Se è vero che gli occhi sono lo specchio dell'anima, se è lo sguardo che racconta meglio il nostro modo di essere, c'è uno scorcio sulle vite di alcuni nostri antenati che appare in tutta la sua nitidezza nei volti dipinti, spesso come maschere funerarie, che ci arrivano dall'Egitto romano. Ora questi volti antichi di oltre duemila anni si possono ammirare a Roma, all'Ara Pacis, dove si apre dal 5 novembre la grande mostra dedicata ai volti del Fayum: oltre 110 opere tra tavole, sudari, maschere funerarie, marmi, calchi in gesso e oreficerie antiche.
    Un tesoro unico e non solo per l'Italia: di questi particolari ritratti del Fayum se ne conservano in giro per il mondo meno di mille e a Roma ne sono arrivati una cinquantina.
    Per la prima volta l'Egitto ha concesso la quasi totalità delle tavole del Fayum conservate nelle proprie collezioni e mai uscite dai musei egiziani. Tra queste il cosiddetto Tondo dei Due Fratelli, uno dei massimi capolavori della pittura antica, restaurato in Egitto da sudiosi italiani.
    Altre opere arrivano invece dal Louvre, e tra queste alcuni rarissimi sudari dipinti in lino. All'Ara Pacis c'è anche il ritratto di Isidora, dal Getty Museum, e poi i ritratti conservati al Metropolitan e un volto giovanile mai esposto prima, appena riemerso dagli scavi di una missione archeologica italiana in Egitto dell'Università del Salento.
    Queste pitture sono realizzate come encausti, tecnica che mescola i colori con la cera d'api, che non si ossida e che quindi conferisce una lucentezza simile a quella dei dipinti a olio. Soprattutto resiste molto bene nel tempo. Grazie a questa tecnica, diffusa in tutto il Mediterraneo orientale, ma soprattutto grazie alle condizioni climatiche che caratterizzano l'Egitto, queste testimonianze sono giunte vivide fino ai nostri giorni. Eredità "di un'arte tra le più sublimi dell'antichità ma in tanti casi andate perdute", dice il sovrintendente capitolino, Claudio Parisi Presicce, direttore dei Musei capitolini che per la mostra hanno fornito i coevi ritratti, ma scolpiti nel marmo, delle collezioni romane. (ANSA).