(Di Chiara Venuto) (ANSA) - ROMA, 13 MAG - ALESSANDRO CARLINI, 'I BATTITI DELLA MONTAGNA' (CAI Edizioni, pp. 192, euro 18).
    "E ti viene la voglia di uscire e provare che cosa ti manca per correre al prato", cantava Fabrizio De Andrè in 'Un malato di cuore'. Quante volte sarà capitato di pensare a questa frase ad Alessandro Carlini, scrittore e giornalista, che dopo una lunga malattia e un raro trapianto di cuore e rene è riuscito finalmente a realizzare il sogno che attendeva da oltre trent'anni: salire sulle colline e le montagne che per tanto tempo aveva potuto soltanto immaginare. I battiti della montagna (CAI Edizioni, pp. 192, euro 18) è il suo racconto di tutti i percorsi che gli si sono aperti una volta superato il delicato intervento.
    Tra i sentieri dell'Appennino, delle Langhe e delle Alpi, Carlini si mette in dialogo con chi lo ha preceduto, dagli scrittori scoperti durante gli anni d'attesa alle donne e gli uomini segnati dalle due guerre mondiali. Ma non solo: pure con la persona che, donandogli gli organi, gli ha restituito il cammino. Dal primo sentiero sulle colline di Bologna fino al bianco dei ghiacciai, il viaggio cresce in intensità e altitudine, raggiungendo traguardi impensabili per chi ha affrontato un'operazione così complessa.
    "Molti non sopravvivono nell'attesa di un organo, figuriamoci due. Così non è stato - scrive Carlini -. Adesso tutto chiama a partire. Ho un elenco di luoghi, passi, cime. Non l'ho mai scritto per non profanarlo e per scaramanzia. Non voglio sia un catalogo di illusioni, certificate su carta, se qualcosa dovesse andare storto. Ho un mio sentiero in testa" ed è "tutto in salita, un altimetro esistenziale".
    "Le rinascite di Alessandro Carlini, i primi palpiti dopo la convalescenza, incrociano i dolorosi battiti dei partigiani dell'Appennino, degli alpini del fronte orientale e dei cronisti di quelle storie - Revelli, Rigoni Stern, Meneghello, Levi, Zangrandi -, come a dire che se si ricomincia a vivere, camminare e sperare, bisogna che quell'inizio abbia un senso", dichiara nella sua prefazione Enrico Camanni, scrittore, giornalista e alpinista italiano.
    "La mente ripete: 'Non ce la farai. Dovrai tornare indietro' - racconta ancora Carlini -. Servono rituali per respingere quella voce. Controllo l'attrezzatura, accendo la luce frontale, sfioro la piastrina che porto al collo, tenuta per tutti e settanta i giorni dell'ultimo ricovero. Tranne quando ero in terapia intensiva e dovetti togliermela. Le infermiere la misero in cassaforte. Non vale nulla, per me moltissimo: c'è sopra un verso della poesia Invictus di William Ernest Henley, scritta su un letto d'ospedale. Si può essere padroni del proprio destino anche nel profondo della disperazione". (ANSA).