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"Un atto di tutela e valorizzazione del patrimonio umbro, oltre che un ritorno alla fruizione pubblica di opere che per decenni erano appartenute a collezioni private inglesi e svizzere": con queste parole è stato presentato ufficialmente il dittico composto dalle due tavole raffiguranti Cristo coronato di spine e la Vergine, attribuite al Perugino e acquisite dalla Fondazione Perugia all'asta Dorotheum di Vienna del 22 ottobre 2024.
Opere che, ora in esposizione a Palazzo Baldeschi in corso Vannucci a Perugia, mettono in evidenza un Perugino, artista identitario per la città e per l'Umbria, di ritorno da Venezia (quando l'artista era stato chiamato a intervenire nella Sala del Gran Consiglio di Palazzo Ducale) e quindi datato presumibilmente 1495-1496, momento in cui abbandona il paesaggio alle spalle dei protagonisti dei suoi dipinti per inserire il fondo scuro.
L'iniziativa ha registrato un'ampia partecipazione di studiosi, pubblico e rappresentanti delle istituzioni culturali, confermandosi anche come un momento significativo di approfondimento attorno alle più recenti acquisizioni della Fondazione.
Durante l'incontro, dopo i saluti di Alcide Casini, presidente di Fondazione Perugia, con gli interventi degli storici dell'arte Francesco Federico Mancini, Antonio Natali e Vittoria Garibaldi, oltre che di Gianluca Poldi dell'Università degli Studi di Udine, si è ricostruito il percorso storico, critico e diagnostico del dittico.
Le tavole, già esposte in diverse occasioni - da Campione d'Italia nel 2011 a Parigi nel 2014 fino a Perugia nel 2023 - erano state confermate come opere del Maestro da numerosi studiosi, pur nel persistere di un vivace dibattito attributivo.
Proprio questa pluralità di letture è stata richiamata più volte dagli esperti intervenuti, che hanno sottolineato il ruolo del dittico come caso di studio di grande rilevanza per la conoscenza dell'opera matura di Pietro Vannucci.
I pannelli del dittico sono rivestiti da un cuoio marrone decorato in oro che richiama l'aspetto di una copertina libraria e che contribuisce alla protezione e alla conservazione delle opere. La conformazione complessiva suggerisce la funzione originaria di un piccolo altarolo domestico.
Durante il convegno sono stati presentati anche i risultati della recente campagna di indagini diagnostiche promossa da Fondazione Perugia ed è stato sottolineato più volte il valore culturale dell'ingresso del dittico nelle collezioni di Fondazione Perugia, per un arricchimento importante del percorso espositivo di Palazzo Baldeschi.
Questa acquisizione si inserisce infatti, come è stato infine ricordato, in un percorso che da molti anni vede la Fondazione impegnata nella salvaguardia e nell'arricchimento del patrimonio storico-artistico legato al territorio umbro e, in particolare, nella conservazione e valorizzazione di testimonianze riconducibili al linguaggio e alla produzione del Perugino.


