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(ANSA) - FIRENZE, 27 AGO - Dieci titoli, un omaggio al gemellaggio tra Firenze e Kyoto, che compie 60 anni, corti in prima nazionale e la rassegna 16mm, tutti con il paesaggio come comune denominatore.
Terza edizione del Festival del cinema giapponese in Toscana, in programma dal 3 al 6 settembre al Cinema La Compagnia di Firenze, con proiezioni dal mattino fino alla prima serata, tutte a ingresso gratuito. Ad aprire la manifestazione (il 3 settembre alle 20,30) 'Il giardino delle rose', cortometraggio di Luca Liotti che celebra il gemellaggio del capoluogo toscano con Kyoto, unica pellicola in italiano, le altre proiezioni saranno tutte in versione originale. La serata inaugurale sarà completata da altri due corti, 'Quattro sorelle' e 'Funny', tutti sottotitolati dagli studenti dell'Università per stranieri di Siena.
Venerdì 4 rassegna '16 mm che passione', con 'L'Isola nuda', 'Il villaggio' e 'Il pianto del vento'. Sabato 5 ancora tre lungometraggi 'Where I belong', 'Swing me again' e 'Sunset Sunrise' e chiusura domenica 6 alle 11 con 'Mori, The Artist's Habitat'.
"Il cinema giapponese è vivissimo", afferma Maria Gioia Vienna, docente di lingua e letteratura del Giappone presso l'Università per stranieri di Siena e direttrice artistica e organizzativa della rassegna. Questa terza edizione, spiega, "si fa portavoce di un'istanza specifica: in un'epoca in cui, in Italia e in Giappone, i piccoli centri, le aree periferiche o di difficile accesso rischiano di scomparire, di fatto, dalla mappa di un territorio sempre più immolato alla produttività, lo sguardo dei registi può rappresentare uno strumento potente ed efficace per restituire memorie luoghi e prospettive di un Giappone meno conosciuto, escluso dalle rotte del turismo di massa".
"Sono opere con un unico tratto comune - aggiunge Francesco Palumbo, direttore di Fondazione Sistema Toscana - dare una narrazione inedita di un Giappone meno conosciuto e ancora tutto da scoprire". "Il tema di questa edizione - commenta l'assessora regionale alla cultura Cristina Manetti - è particolarmente interessante perché mette al centro il rapporto tra narrazione e territorio". (ANSA).


