(di Cinzia Conti) (ANSA) - PESCARA, 29 MAG - RAFFAELE RIO, "IL TURISMO NON È DESTINO" (FRANCO ANGELI, 210 PAGINE, 31 EURO) In un Paese zeppo di tesori archeologici, storici, artistici ma anche naturali come l'Italia, i più piccoli dei quali a volte valgono quanto i più grandi di altre nazioni, è facile cadere nella pericolosa trappola di credere che il turismo semplicemente "accada", sia una cosa dovuta e inevitabile, sia sostanzialmente un destino. E invece non è così. O perlomeno accade solo un tipo di turismo "predatorio" che non è funzionale al benessere a 360 gradi di viaggiatori, residenti e territori.
    Lo spiega Raffaele Rio nel suo ultimo libro edito per Franco Angeli "Il turismo non è destino", un'analisi delle trasformazioni del turismo contemporaneo, tra overtourism, inflazione turistica, gentrificazione, piattaforme digitali, infiltrazioni della criminalità organizzata e perdita di equilibrio dei territori.
    Secondo il ricercatore, saggista e manager pubblico-privato che è stato anche presidente dell'Istituto Demoskopika, "il turismo non è una legge naturale ma il risultato di scelte politiche, economiche e culturali. E quando mancano visione e programmazione, il rischio è che il successo turistico finisca per consumare proprio ciò che rende attrattivi i territori".
    La favoletta del turismo che cade dal cielo ed è in automatico una benedizione e che più turisti uguale più ricchezza ce la raccontiamo da 40 anni, dice Rio, ma "non funziona così, assolutamente no. I turisti internazionali nel mondo nel 2025 sono stati un miliardo e mezzo, cioè un +4% in un solo anno, oltre 60 milioni in più. Una pressione che nessun territorio può oggettivamente assorbire passivamente. Il turismo non accade, si decide. E dove non si decide, decide il mercato, decide chi vince, ma decide anche chi viene spinto fuori".
    Secondo Rio, inoltre, il turismo è una responsabilità pubblica. "È una scelta consapevole e collettiva - spiega - e nelle nostre città storiche succede una cosa, un processo, un fenomeno. Il turismo a un certo punto smette di portare gente, comincia a spostarla, ma non con un'ordinanza, non con un cartello, lo fa con una grammatica più efficace, quella dei prezzi. Un dato, a Venezia si perdono mille residenti all'anno, una città che si svuota mentre il mondo applaude la sua bellezza, la sua attrattività. Le città, dunque, almeno alcune città italiane, diventano sempre più attrattive per chi le visita e sempre più impossibili per chi ci vive. Un fenomeno che dobbiamo saper leggere, ma che a questo punto dobbiamo necessariamente e consapevolmente saper governare".
 Attraverso dati, indicatori e analisi territoriali, il saggio offre strumenti utili per leggere in maniera più consapevole i fenomeni che stanno trasformando il turismo contemporaneo, affrontando anche il ruolo degli algoritmi, delle piattaforme digitali e dell'intelligenza artificiale nella concentrazione dei flussi e nella ridefinizione delle destinazioni turistiche.
    Ampio spazio anche alle infiltrazioni della criminalità organizzata nell'economia turistica, favorite dall'enorme giro d'affari miliardario del settore, dalla frammentazione dell'offerta e dalle aree di opacità presenti in alcuni segmenti del mercato turistico. Il libro non si limita alla diagnosi, ma indica anche proposte concrete per uscire dalla "trappola del turismo", correggendo le distorsioni del sistema e restituendo ai territori capacità di governo, equilibrio e futuro. Per chi non si accontenta della cartolina patinata del Belpaese. (ANSA).