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(di Ida Bini) (ANSA) - BRISBANE, 07 GIU - L'8 giugno si celebra la Giornata mondiale degli Oceani, istituita dall'Onu nel 2008 per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla loro importanza e per promuovere la protezione dell'ecosistema marino. Gli oceani, che ricoprono oltre il 70% del pianeta e producono almeno il 50% dell'ossigeno che respiriamo, ospitano la maggior parte della biodiversità terrestre e rappresentano la principale fonte di proteine per oltre un miliardo di persone nel mondo. Eppure il loro stato di salute è oggi più fragile che mai; il tema di quest'anno, infatti, è un monito a ripensare in profondità il modo in cui l'umanità si rapporta al mare. Per celebrare la giornata viaggiamo dall'Australia alla Polinesia francese, tra comunità e territori che dimostrano un rapporto diverso con l'oceano. In Australia 'Discover Aboriginal Experiences', il collettivo che raccoglie le esperienze turistiche delle comunità indigene, mostra un rapporto con il mare che precede di millenni qualsiasi agenda ambientalista contemporanea. Per le comunità aborigene e delle isole dello Stretto di Torres, il territorio marino è un sistema vivente da custodire, attraverso protocolli stagionali, pratiche sostenibili in cui viene prelevato solo ciò che è strettamente necessario e una responsabilità culturale tramandata di generazione in generazione. Lungo la Grande Barriera Corallina la guide Natalie Smith e la biologa marina Darkinjung di 'Dreamtime Dive & Snorkel' accompagnano i visitatori a scoprire il reef attraverso la scienza e le leggende. Più a sud, nella Sunshine Coast, Saltwater Eco Tours racconta come le comunità aborigene abbiano storicamente praticato la pesca sostenibile leggendo cicli delle maree e stagioni. Sul versante opposto del continente, nella Shark Bay, 'Wula Gura Nyinda Eco Cultural Adventures' consente ai visitatori di immergeresi nei paesaggi marini della sua terra con gite all'insegna della sostenibilità in canoa o a piedi, tra ecosistemi che le popolazioni locali proteggono da millenni.
A Ningaloo Reef, patrimonio Unesco della Western Australia, tutte le esperienze con la fauna marina si svolgono secondo le regole degli animali: qui, ogni anno tra marzo e luglio, si concentra la più grande aggregazione del pianeta di squali balena, il pesce più grande del mondo, assolutamente innocuo, che può raggiungere i 18 metri di lunghezza. Tra i 300 e i 500 squali balena visitano queste coste, rendendo Ningaloo uno dei luoghi con gli avvistamenti più affidabili al mondo e l'unico in Australia dove è possibile nuotare al loro fianco. Ma ciò che rende Ningaloo un modello globale è il modo in cui viene protetta: solo gli operatori autorizzati dal Dipartimento per la Biodiversità, la Conservazione e le Attrazioni del Western Australia possono organizzare tour con gli squali balena, sulla base di un sistema di licenze introdotto per ridurre al minimo il disturbo agli animali. Le regole sono precise e vincolanti: una sola imbarcazione alla volta è consentita entro 250 metri da uno squalo balena e vengono stabiliti il numero massimo di nuotatori e le distanze che questi devono mantenere obbligatoriamente dagli animali. È vietato posizionarsi davanti allo squalo balena, toccarlo o usare flash fotografici. Ogni tour offre anche un'esperienza educativa e la maggior parte degli operatori contribuisce attivamente alla ricerca scientifica inviando le fotografie dei segni distintivi di ogni squalo a un programma internazionale di identificazione, che aiuta a comprendere e tutelare questa specie ancora in parte misteriosa. Il risultato è un turismo che non si limita a raccontare la conservazione ma la pratica, in acqua, ogni giorno.
Durante la conferenza all'Onu del 2025 il presidente della Polinesia francese Moetai Brotherson annunciò la creazione della più grande area marina protetta del mondo: quasi 5 milioni di km quadrati, con un'area di circa 1,1 milioni soggetta ai livelli di protezione più elevati, dove sono consentite solo la pesca artigianale tradizionale, l'ecoturismo e la ricerca scientifica.
L'annuncio includeva anche il divieto di estrazione mineraria in acque profonde e della pesca a strascico, con l'obiettivo di tutelare acque che ospitano squali, balene, tartarughe marine e magnifiche barriere coralline. Oggi nella Polinesia francese la protezione delle acque locali onora anche i valori culturali delle comunità polinesiane, da millenni profondamente legati all'oceano, simbolo delle esplorazioni nel Pacifico effettuate seguendo solo l'indicazione dei venti, delle stelle e delle correnti. Inoltre, rappresenta un gesto importante per far rivivere le pratiche tradizionali di gestione del mare, tra cui il 'rahui', l'antico sistema di pesca sostenibile adottato da generazioni di polinesiani. (ANSA).


