PHOTO
(ANSA) - VENEZIA, 27 FEB - Un dialogo silenzioso tra due visionari separati da cinque secoli di storia, ma uniti dalla stessa meraviglia per "la più gioconda veduta del mondo". È questa la suggestione che introduce alla mostra 'Gianni Berengo Gardin. La Venezia del maestro del bianco e nero', realizzata dalla Fondazione di Venezia in collaborazione con la Fondazione Le Stanze della Fotografia. Curata da Denis Curti, è la prima esposizione organizzata dalla Fondazione nella nuova sede di Palazzo Flangini, dove sarà visitabile a ingresso gratuito fino al 30 giugno 2026.
Il cuore del percorso espositivo, che si compone di 34 opere veneziane di Berengo Gardin, è una serie di immagini, mai esposta fino ad ora, nata da una straordinaria coincidenza biografica e letteraria. Ospite dell'amico Renato Padoan a Palazzo Bollani, il fotografo scoprì che proprio in quelle stanze aveva vissuto Pietro Aretino, l'intellettuale rinascimentale che nel 1537 descriveva il transito sul Canal Grande. Posizionandosi davanti alla stessa finestra, il fotografo decise di guardare con i propri occhi ciò che Aretino vedeva secoli prima, come se la presenza del poeta lo guidasse, suggerendogli in quali angoli posare l'obiettivo, quali gesti cogliere, quali silenzi rispettare.
A sei mesi dalla sua scomparsa, la mostra omaggia uno dei protagonisti della fotografia italiana del Novecento, celebrandone l'impegno, civile e artistico allo stesso tempo, nel restituire l'attualità di Venezia con le sue criticità e i suoi paradossi, consapevole di affrontare il rischio di incorrere nella più immediata retorica della bellezza. (ANSA).


