(ANSA) - TUNISI, 31 GEN - Il passaggio del ciclone mediterraneo "Harry" sulle coste della Tunisia ha lasciato danni e allagamenti, ma anche una conseguenza inattesa: l'erosione del litorale, accompagnata da mareggiate e forti piogge, ha riportato alla luce strutture archeologiche finora coperte dalla sabbia nel governatorato di Cap Bon, in particolare tra Néapolis (Nabeul) e la fascia costiera a nord-est verso Kélibia.
    La perturbazione, particolarmente intensa tra la notte del 19 e il 20 gennaio, ha generato onde molto alte, con picchi indicati fino a 12 metri in base, accelerando l'arretramento improvviso di alcuni tratti di spiaggia e scoprendo blocchi, colonne e porzioni di muratura. Le immagini, rilanciate anche sui social hanno alimentato l'ipotesi, tutta da verificare, di un riemergere di strutture connesse all'antica Neapolis, la città punico-romana nota anche per aree oggi sommerse.
    L'Istituto nazionale del Patrimonio tunisino (Inp) è intervenuto con operazioni d'urgenza lungo il litorale del governatorato di Nabeul, avviando ricognizioni e documentazione scientifica dei resti emersi. Le aree principali segnalate comprendono la spiaggia di Sidi Mahrsi, i margini del sito di Néapolis, e le zone prossime a Kerkouane, in particolare nel settore di Hammam Ghezèze, tra località come Demna e Oued El Ksab, ma anche zone prossime a Mahdia. Sulla natura dei ritrovamenti, le prime valutazioni riportate dai media tunisini parlano, a Sidi Mahrsi, di muri che potrebbero appartenere ad antiche abitazioni o a complessi termali. Nell'area di Néapolis, invece, sono in corso verifiche su strutture compatibili con cisterne o impianti legati alla trasformazione e salagione del pesce, in un contesto dove gli archeologi hanno già documentato installazioni associate alla produzione di garum (salsa di pesce fermentata prodotta in tutto il bacino del Mediterraneo). La datazione e l'attribuzione restano provvisorie e richiederanno ulteriori studi e prospezioni, una volta stabilizzate le condizioni meteo-marine. L'emersione dei resti ha attirato curiosi e, secondo le stesse fonti, anche tentativi di sottrazione di materiali. Le operazioni dell'Inp sono state svolte con supporto delle forze dell'ordine, inclusi reparti della Garde nationale, e con l'appoggio di polizia ambientale e guardia marittima per consentire la mappatura e la messa in sicurezza in condizioni di afflusso elevato; vengono inoltre riferiti arresti legati a tentativi di furto nell'area di Demna e Oued El Ksab, e smentite ufficiali su presunti furti all'interno del museo del sito di Kerkouane. Il caso riporta l'attenzione sulla fragilità del patrimonio costiero tunisino, esposto a un'erosione strutturale che gli eventi estremi tendono ad amplificare. L'area di Kerkouane, peraltro, è riconosciuta come sito del Patrimonio mondiale Unesco, un elemento che accresce l'urgenza di misure di protezione e sorveglianza lungo il litorale. Il lavoro dell'Inp punta a completare l'inventario dei punti emersi dopo la tempesta, distinguendo tra siti già noti e "nuovi" affioramenti non documentati, e a definire interventi di tutela che includano controlli, delimitazioni e approfondimenti scientifici, in coordinamento con le autorità locali e con il dispositivo di sicurezza sul terreno. (ANSA)