(di Francesca De Lucia) (ANSA) - NAPOLI, 10 APR - 'Canto Napoli' è la mostra che Emilio Isgrò dedica alla città, un progetto inedito curato da Eike Schmidt, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte.
    Artista concettuale e pittore, ma anche poeta, scrittore, drammaturgo e regista, il maestro Isgrò (Barcellona Pozzo di Gotto, 1937) a partire dagli anni Sessanta sviluppa la pratica della Cancellatura come gesto poetico e critico, riflessione sul linguaggio, sulla memoria e sui processi della conoscenza.
    Questa tecnica, divenuta ormai il suo metodo distintivo, applicato su materiali testuali di grande varietà - dai Promessi Sposi alla Bibbia, dall'Odissea alla Costituzione italiana fino alla prossima 'cancellazione' dell'Enciclica Laudato si' iniziata con Papa Francesco e proseguita con Leone XIV - è qui rivolta per la prima volta alla musica napoletana. Il corpus delle partiture di alcuni tra i più celebri brani del repertorio partenopeo è sottoposto così a una rigorosa operazione di Cancellatura sulla cui superficie si posano insetti, come attratti dalla dolcezza di melodia, armonia, ritmo e versi. Non tutte le parole sono infatti cancellate da Isgrò: il risultato finale appare simile ad un componimento ermetico pronto ad affascinare.
    Venticinque le canzoni scelte, da 'O sole mio nella duplice versione chiara e scura, a Voce 'e notte (1904) e a Reginella (1917) da passando per Maruzzella (1954), fino a Resta cu'mme (1957) e all'ormai classica Napule è di Pino Daniele (1977).
    Passando per tanti brani immortali: Te voglio bene assaje (1839, musica attribuita a Donizetti), Funiculì funiculà (1880), Torna a Surriento, (1894 ), I' te vurria vasà, (1900 ), Comme facette mammeta (1906 ), e le più recenti Anema e core (1950 ), Malafemmena (1951), Nun è peccato (successo anni 60 di Peppino di Capri), A Canzuncella (1977).
    Accanto alle scritture musicali riarrangiate da Isgrò, trovano posto tre lavori a tutto tondo: due mandolini e una chitarra classica a dimensione reale, attraversati dagli stessi insetti. "Le api e le formiche musicali di Isgrò sono emanazioni della mente dell'artista - nota Eike Schmidt -, segni non pittografici, privi di denotazioni semantiche precise; metasegni senza funzione grammaticale; ipersegni di connotazioni molteplici e reciprocamente contradditorie, come del resto le cancellature stesse. Se però le cancellature evidenziano e celano il testo nello stesso tempo, coprendo le parole per proteggerle e conservarle, le processioni e i grovigli degli insetti introducono sulla superficie della carta un elemento dinamico. La loro coreografia collettiva rende evidente la dimensione sociale della canzone e, in qualche caso, sembra persino interpretarne il carattere: si pensi ai grandi grumi brulicanti sullo spartito della Tammurriata nera".
    La mostra, fino al 29 settembre, è allestita al secondo piano della reggia in prossimità della sala dedicata al presepe napoletano. (ANSA).