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(ANSA) - ROMA, 30 LUG - In un'epoca dominata dalla velocità, dalle performance e dall'ostentazione, Raffaele Curi sceglie di percorrere la direzione opposta e invita a riscoprire la vulnerabilità come autentica forma di forza. Il suo nuovo action set 'Solo le cose fragili resistono in eterno', ospitato fino a ottobre a Roma, negli spazi di Rhinoceros della Fondazione Alda Fendi-Esperimenti, propone una riflessione sul valore della fragilità intesa non come limite, ma come qualità capace di restituire profondità all'esperienza umana.
L'installazione rappresenta il naturale sviluppo della 'Preghiera per andare in Paradiso con gli asinelli', presentata lo scorso anno come omaggio al poeta francese Francis Jammes. Se allora il simbolo dell'asinello evocava la bontà, la semplicità e l'innocenza, oggi il percorso si concentra sulla leggerezza, sulla delicatezza e sulla vulnerabilità come elementi essenziali della condizione umana. Non un cambio di rotta, ma un approfondimento coerente di una ricerca artistica che mette al centro l'interiorità e la necessità di recuperare valori spesso soffocati dal rumore del presente. Il titolo stesso dell'opera contiene il cuore del progetto: la fragilità non appartiene ai deboli, ma alle persone più sensibili, agli artisti, a chi possiede la capacità di guardare oltre la superficie delle cose.
Forza e fragilità non sono opposti inconciliabili, ma dimensioni che si alimentano reciprocamente: dalla forza nasce la fragilità e dalla fragilità può nascere una forza nuova, più consapevole e autentica.
Il percorso espositivo si sviluppa sui quattro livelli del palazzo Rhinoceros come un viaggio iniziatico. Ad accogliere il visitatore è una citazione shakespeariana dal 'Riccardo III', seguita dalla grande immagine dei Pirenei, paesaggio legato a Francis Jammes; da qui prende forma una narrazione fatta di richiami letterari, filosofici e artistici che si intrecciano senza soluzione di continuità. Le 'Amalassunte' di Osvaldo Licini sembrano librarsi nell'aria, accompagnate dalla voce di Cecilia Bartoli sulle note di Nicola Porpora, mentre i colori dell'arcobaleno scandiscono lo spazio trasformando la luce in linguaggio simbolico. Accanto alla poesia di Jammes emergono il pensiero di Friedrich Nietzsche e le 'sculture di nebbia' dell'artista giapponese Fujiko Nakaya, riferimenti che costruiscono un dialogo sul rapporto tra visibile e invisibile.
La presenza finale delle tre uova timbrate 'Pirenei' diventa così un'ulteriore metafora della vita: un oggetto fragile per eccellenza che racchiude in sé la promessa della nascita e della continuità. (ANSA).


