(ANSA) - NAPOLI, 28 MAG - A settanta anni dalla nascita e a 40 dalla morte del drammaturgo e regista Annibale Ruccello, Castellammare di Stabia (Napoli) rende omaggio al suo illustre cittadino con l'allestimento de 'Le fiabe di Ruccello' curato dal regista Luciano Melchionna su testi adattati da Monica Citarella. In due chiese di via Gesù, nel centro antico stabiese, i racconti prendono vita nell'interpretazione di Ingrid Sansone, Pako Ioffredo, Irene Isolani e Renato Bisogni. A loro è affidato il compito di restituire al pubblico storie dal sapore antico, raccolte da Ruccello tra l'ombra dei vicoli e i porosi palazzi di tufo della sua città, matrici poetiche di tutta la sua produzione teatrale.
    Il percorso si articola in due segmenti distinti ma speculari. Si comincia dalla Chiesa di Gesù e Maria, piccolo gioiello d'arte barocca, con la prima parte che l'autrice dell'adattamento intitola 'Mamme, Madonne e poveri figli'. Qui Ingrid Sansone e Pako Ioffredo seguono la regia di Luciano Melchionna, abitando lo spazio sacro nella sua interezza e utilizzandone le strutture originarie in un dialogo costante che avvolge il pubblico presente. Dai transetti laterali ai confessionali, dal retro dell'altare maggiore al pulpito - muovendosi tra il maestoso dipinto della Madonna del Soccorso di Luca Giordano e il grande affresco della Gloria di Cristo di Vincenzo Galloppi - i due interpreti danno forma a racconti di madri e figlie, riflessi di quel "matriarcato napoletano" più volte riscontrabile nelle opere del drammaturgo, scomparso in un incidente stradale nel 1986 a soli trent'anni. Dalla fiaba di Catarinella a quelle della Mamma Cusetora e della Fanciulla rubata dal sole, la scena restituisce figure materne, vive o morte, pronte a proteggere la prole in un eterno ciclo di metamorfosi e rinascita. Il pubblico viene poi guidato alla vicina Chiesa del Purgatorio dove Irene Isolani e Renato Bisogni portano in scena le 'Fiabe dell'Aldilà e l'aldiquà', tratte da L'osteria del melograno, l'opera giovanile scritta da Ruccello con il sodale Lello Guida nel 1976. Tra le storie spicca la 'messa dei morti', nucleo antropologico poi confluito nel capolavoro 'Ferdinando' del 1984.
    Attraverso una recitazione densa, il napoletano diventa la lingua viscerale per toccare la viva 'materialità del corpo', particolarmente evidente nel divertissement 'Lo cunto dei piriti' e nelle fiabe della 'jatta cummarella', di Sciocà e del 'mondo alla rovescia'. Lo spettacolo, prodotto da TeatroNovanta-Gruppo Le Muse con il sostegno della Città di Castellammare di Stabia, replicherà domani e sabato all'interno del festival 'Racconti per Ricominciare' ideato da Vesuvioteatro, con la direzione artistica di Claudio Di Palma e la consulenza di Giulio Baffi. (ANSA).