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(di Elisabetta Stefanelli)
Meraviglia nella meraviglia come uno scrigno di arte e di bellezza la Galleria Borghese racchiude e narra le Metamorfosi di Ovidio, testo che è essenza stessa del fare artistico in un percorso che segue l'andamento del poema, dal caos iniziale alle straordinarie stanze tematiche che si fondono con alcuni dei pezzi-cardine della collezione permanente. Oltre 80 opere riassumono i momenti principali dei 15 libri e 200 miti, spiega la direttrice Francesca Cappelletti: il libro si dipana attraverso le sale della villa senza snaturarne l'essenza in ''Metamorfosi. Ovidio e le arti'', dal 23 giugno al 20 settembre con il sostegno di Intesa Sanpaolo-Gallerie d'Italia e Webuild Spa.
''È un libro importantissimo per la storia della cultura - risponde Cappelletti a chi le chiede motivo della scelta - e per gli artisti è stato un serbatoio iconografico unico. Dopo la Bibbia è il più illustrato in tutta la storia''. Ora questo progetto espositivo porta anche il segno di una novità importante perché è frutto di una collaborazione internazionale con un altro grande museo, dopo la presentazione al Rijksmuseum di Amsterdam arriva a Roma a cura della stessa Cappelletti e Frits Scholten, e mette insieme opere provenienti dai più importanti musei del mondo.
''Le Metamorfosi sono intimamente legate alla Galleria perché Scipione Borghese fece edificare il Casino nobile per accogliere una collezione che doveva intrecciare mito e arte insieme''. Qui trionfano ad esempio i capolavori di Bernini e del barocco dove ''l'idea è la stessa condivisa da Ovidio, ovvero che sia il movimento a creare la bellezza, come le ninfe che corrono e si scompigliano i capelli nel vento''. ''La Galleria è il luogo delle Metamorfosi - aggiunge Cappelletti - dalle piccole opere da collezione ai grandi dipinti rinascimentali e seicenteschi, ai gruppi berniniani, l'invenzione e le intenzioni di artisti e committenti dimostra la conoscenza e il continuo riferimento al poema ovidiano, illustrato, interpretato, compreso anche nel dinamismo dell'immaginazione che attiva nel lettore e nello spettatore''.
Sono stati quindi scelti, tra i tanti, alcuni miti già presenti nella Galleria, come quelli di Apollo e Dafne, o del ratto di Proserpina, Aracne con il tema della tessitura e gli arazzi, Leda e il cigno, i miti di Pigmalione, Perseo e Medusa o ancora il potere dell'amore con Venere, Cupido e Narciso. L'idea di fondo è quella delle Metamorfosi come atto generativo, e non a caso si inizia dal caos dal primo libro mettendo insieme non solo pittura ma anche sculture e oggetti e persino volumi, dimostrando che ''il tema ha attraversato la vita quotidiana in Europa fino all'inizio del novecento, fino al contemporaneo''.
Da Louis Finson con lo straordinario Caos o allegoria dei quattro elementi rappresentato come un nucleo di corpi intrecciati, fino alla porosità di Rodin e la lucentezza di Brancusi, da Carracci a Rubens, da Tiziano a Poussin, da Antonio del Pollaiolo, passando per Sebastiano Ricci fino alla coreana Anicka Yi e alle sue opere affascinanti, appese come bozzoli fluttuanti che mutano mentre le guardi. (ANSA).


