(di Paolo Petroni) (ANSA) - FAENZA, 11 OTT - Hanno preso piede negli ultimi anni le esposizioni d'arte immersive, luoghi in cui si è completamente avvolti da proiezioni a 360 gradi, ed è un po' quel che accade entrando nelle stanze di palazzo Milzetti a Faenza, Museo Nazionale del Neoclassicismo in Romagna, che il pittore Felice Giani, con la sua bottega guidata da Gaetano Bertolani, più Francesco e Giovan Battista Ballanti Graziani e Antonio Trentanove stuccatori, ha ideato e dipinte totalmente su tutte le pareti e il soffitto nei primissimi anni dell'Ottocento, creando una realtà che pare antenata di quelle attuali digitali.
    "Non troverete né a Vienna né a San Pietroburgo e neppure a Parigi un edificio paragonabile per raffinatezza, per eleganza, per gusto incantevole del decoro interno, all'edificio che Felice Giani affrescò per il conte Francesco Milzetti", ha scritto Antonio Paolucci, che fu storico dell'arte e direttore degli Uffizi e i Musei vaticani. Il conte ereditò il palazzo dal padre, morto nel 1797 e, dopo la ristrutturazione di Giuseppe Pistocchi seguita al terremoto del 1981, coinvolse nel 1800 l'architetto Giovanni Antonio Antolini per riprogettare gli interni con forme solenni e nitidi volumi, il cui esempio principale è il grande salone di rappresentanza dedicato a Apollo, di forma ottagonale, simbolo massonico.
    Nel palazzo, tutto il piano terra è dedicato a rappresentazioni di ispirazione mitologica, mentre il piano nobile è dominato da riferimenti a storia e letteratura antica, per rimandare a quella cultura intrisa di ideali libertari e al culto per il mondo classico cui aveva aderito Francesco Mazzetti, capitano colonnello della Regia Guardia d'onore napoleonica e capo della Compagnia di Romagna, con ambizioni di carriera militare e politiche. Ne fece così uno degli edifici più importanti d'Italia per l'arte di quel periodo, un luogo fascinosissimo e in eccezionale stato di conservazione che per questo meriterebbe di essere più conosciuto.
    Giani (1758 -1823) studiò pittura a Pavia e poi a Bologna, arrivando a Roma nel 1780 dove partecipò tra l'altro alla prestigiosa decorazione di Palazzo Altieri e poi, a Senigallia, del Palazzo residenza di campagna del cardinale Antonelli, dove decorò tutto riproponendo temi della Domus Aurea. A Faenza si trasferì nel 1786 e lavorò in città e in regione arrivando poi a ideare e realizzare a partire dal 1801 le opere per palazzo Milzetti, considerato il suo capolavoro. Nominato nel 1811 Accademico di San Luca a Roma, tra l'altro decorò l'appartamento napoleonico al Quirinale. Morì per le conseguenze di una caduta da cavallo e è sepolto a Roma, in Sant'Andrea delle Fratte.
    Al piano terra di palazzo Milzetti si visitano, oltre alla grande cucina al piano sottostante, un grande appartamento, comprendente anche la Camera di compagnia (o delle Quattro Stagioni) e la Sala da musica. Solo per fare un esempio il vestibolo del bagno tutto sul nero e di forma ellittica è sormontato da una cupola con al centro le Nozze di Nettuno ed Anfitrite, mentre sulle pareti si notano figure danzanti dai colori vivaci e scene figurative sul tema dell'acqua, che traggono ispirazione dalle decorazioni di Ercolano e Pompei. Il bagno poi, a contrasto con quel nero, è luminoso e tutto decorato in giallo con una vasca incassata a terra.
    Al piano nobile si attraversano ambienti completamente e riccamente decorati in maniera raffinata: il Salone ottagonale (o Tempio d'Apollo), il Salone delle feste (o Galeria d'Achille), la Sala della Pace e della Guerra (o del Giuramento di Annibale), la Stanza con alcova, la Sala di Numa Pompilio, la Sala di Ulisse, il Gabinetto d'Amore, una Sala di passaggio (o Sala di Flora e Cerere), una seconda Sala di passaggio (o Sala degli Amori), la Sala di Ercole (o Sala gialla) e la Cappella.
    Per fare un altro esempio, nel Gabinetto del Trionfo dell'Amore sul soffitto, ecco come Giove che rapisce Europa, il dio con Proserpina e Leda, e lo stemma di famiglia che sigla la fine lavori nel 1805, anno anche della battaglia di Austerlitz e del trionfo di Napoleone.
    Il palazzo, dopo alcuni passaggi di proprietà, è stato acquistato dallo Stato nel 1973, restaurato dalla Soprintendenza di Ravenna e aperto al pubblico nel 1979. Dal 2001 Palazzo Milzetti ha iniziato la sua vita istituzionale come Museo Nazionale. (ANSA).