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Preziosi oggetti del passato, rinvenuti nelle domus di età romana, rivivono di nuova luce. Quei bracciali serpentiformi e le raffinate collane in oro di cui una preziosissima in smeraldi, appartenenti a una giovane donna di Pompei in procinto di mettersi in salvo dall'eruzione del 79 d.C., vengono ora esposti al pubblico nelle sale del Museo Archeologico Territoriale di Terzigno che presenta, per la prima volta in forma completa e permanente, uno dei tesori più significativi di età romana dell'area vesuviana.
Il Tesoro di Terzigno, questo il titolo della mostra, è un'ulteriore restituzione del tenore di vita e dell'eleganza tipica degli antichi abitanti nell'area vesuviana che si affianca al racconto, forse più noto, di Pompei ed Ercolano. E' il tesoro che arricchiva le ville romane situate nella Cava Ranieri dove veniva estratta la pietra lavica, venute alla luce nelle campagne di scavo condotte tra il 1980 e 2011 dall'allora Soprintendenza di Pompei. Testimonianze della vita rurale della periferia dell'antica Pompei ma anche del suo benessere. Come accaduto per Pompei, anche qui le ville furono sepolte dall'eruzione pliniana del 79 d.C.
I preziosi oggi esposti sono il frutto di un rinvenimento in una campagna di scavo condotta nel 1984 nella Villa 2: nel triclinium furono rinvenuti cinque scheletri, tra i quali uno riconducibile a una giovane donna che, nel tentativo di sfuggire alla furia del Vesuvio, portò con sé gioielli, un sacchetto con monete, corredo da toeletta. Si tratta di due bracciali serpentiformi, entrambi terminanti con una testa di serpente con occhi realizzati con globetti di pasta vitrea verde, il collo e la coda decorate da fitte incisioni a forma di U che riproducono la pelle squamosa del rettile; di una collana con pendente composta da catenina formata da ottantaquattro maglie a lamina liscia, ritagliate a forma di otto e ripiegate su se stesse: e di un'altra, preziosissima, con smeraldi tenuti insieme da sottili fili in oro.
Da oggi i quattro preziosi vengono esposti accanto ad una collana a foglie in oro, già preesistente, composta da elementi tra loro non collegati e consistenti in ventidue foglioline in lamina aurea e settantotto piccoli tubicini cilindrici. Oggetto raffinato di alta qualità. "Per la prima volta, vedremo gli ultimi oggetti in oro che sono rientrati dalla mostra tenutasi presso la Rocca Roveresca di Senigallia e che andranno a completare l'intera collezione dei monili preziosi emersi dalla campagna di scavo del 1984 nella Villa 2 ritrovata nell'area della Cava Ranieri a Terzigno", sottolinea il direttore scientifico del Matt Angelo Massa. La Cava, ricadente nel perimetro del Parco nazionale del Vesuvio, ha restituito importanti evidenze archeologiche: tra queste una cisterna, una tomba di bambino, reperti di pregevole fattura, argenteria, vasellame, mosaici e affreschi con pitture del II stile.


