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(di Laura Valentini) E' Marinella Senatore l'"Artista alla Gnamc" per il 2026, prima donna a essere indicata come protagonista dell'arte contemporanea italiana nell'ambito dell'iniziativa promossa dalla direttrice della Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, Renata Cristina Mazzantini. Dopo Emilio Isgro' e Mario Ceroli sarà l'artista multidisciplinare, nata a Cava de' Tirreni ma proiettatata su un palcoscenico globale quale una delle voci più autorevoli dell'arte partecipativa, a essere 'Artista dell'anno' programma ispirato alla prassi di visiting artist di grandi istituzioni internazionali e messo in atto dal museo con la formula "un anno, un artista, una sala". "Per realizzare la mostra , che sarà arricchita da laboratori e incontri aperti al pubblico, ma che potrà ospitare anche interventi successivi dell'artista in una sorta di workshop progressivo, Senatore- afferma Mazzantini - ha realizzato opere che rimarranno nella collezione del museo e di questo la ringrazio visto che regalare opere al museo equivale a regalarle ai cittadini" così come è un dono il neon luminoso 'Remember The First Time You Saw Your Name' (2020) che idealmente accoglie i visitatori prima della sala dell'Artista dell'anno. Qui il nucleo centrale sono i quattro arazzi monumentali inediti, 'The Theatre of Commons', realizzati materialmente dalla Chanakya School of Craft di Mumbai.
" Io sono un'artista multidisciplinare, realizzo performance di strada, collage, lavori con la luce e le luminarie però il tessile - racconta Senatore - è sempre stato una parte importante del mio lavoro, nei primi anni molto incentrato sul banner prendendo a prestito la tradizione dei gonfaloni; poco a poco il sistema anche produttivo di questi banner è diventato sempre più vicino al ricamo tanto da diventare un vero e proprio arazzo. Allora ho creato sartorie sociali con donne vittime di violenza o rifugiati, facevo in modo che professionisti di una comunità insegnassero un lavoro ai più svantaggiati, poi c'è stato l'incontro con la Chanakya School di Mumbai e la possibilità di estendere alle donne la capacità di fare i ricami, che in India è un fatto maschile. Così si insegna un mestiere a più di 1000 donne ogni anno e sappiamo benissimo che un lavoro significa economia e emancipazione: ecco - prosegue l'artista - io sposo appieno questa filosofia, con loro ho incontrato la situazione perfetta perché per me il modo in cui produco arte è altrettanto importante di quello che espongo".
Non solo. Dal 2012, con la sua School of Narrative Dance, Senatore ha coinvolto oltre 8 milioni di persone in più di 23 paesi, sviluppando una pratica in cui la partecipazione è strutturale: nei workshop il corpo - attraverso il movimento, la voce, la presenza - si configura infatti come strumento cognitivo. Il riflesso di questa pratica è in parte delle opere esposte a Roma, circa 40, che riempiono la sala dedicata all'Artista dell'anno. La serie di 32 disegni 'It's Time to Go Back to the Street' traduce in immagini il mindful movement ma anche tante altre tematiche com la volontà di avere voce, condividere un obiettivo e manifestare, mentre i due collage inediti 'The Creation of a Context' (foglia oro, collage, tecnica mista su tavola) intrecciano parola e immagine. "Il lavoro lo fanno le persone - spiega - come artista io intercetto l'energia". Elemento di novità nella visione di Senatore è la comparsa del paesaggio che lei intende "quale testimonianza stratificata della comunità". Perché più di tutto nelle sue opere, spiega, "c'è la riflessione sull'appartenenza: la grande crisi di oggi è legata al pensare la comunità. Con questo tipo di arte creo un contesto in cui le persone possono partecipare".
Provare per credere agli incontri pubblici che prendono il via il 28 aprile con studentesse e studenti dell'Accademia di Belle Arti di Roma, "un istituto statale dove anch'io ho studiato e con cui ho voluto iniziare" spiega. L'iniziativa Artista alla GnamC è sostenuta da Autostrade per l'Italia, Banca Ifis, Enel, Fondazione Roma, Gruppo Fs, Intesa Sanpaolo, Maire, Webuild, sponsor istituzionali del museo: in particolare la produzione degli arazzi nella scuola di artigianato di Mumbai è stata sostenuta da queste aziende "con paghe eque" ha precisatol'artista.


