(ANSA) - PARMA, 21 GEN - La stagione d'opera del Teatro Regio di Parma si apre il 23 gennaio alle 20 (repliche il 25, 29 e 31 gennaio) con Orfeo ed Euridice di Christoph Willibald Gluck, azione teatrale in tre atti su libretto di Ranieri de' Calzabigi. Il nuovo allestimento, realizzato in coproduzione con I Teatri di Reggio Emilia, segna il debutto al Teatro Regio della celebre artista iraniana-americana Shirin Neshat, che firma la regia con le scene di Heike Vollmer e i costumi di Katharina Schlipf. Fabio Biondi, anche lui al debutto nel teatro parmigiano, dirige la Filarmonica Toscanini e il Coro del Regio preparato da Martino Faggiani, nella versione viennese del 1762 dell'opera.
    Protagonisti il controtenore Carlo Vistoli nel ruolo di Orfeo e i soprani Francesca Pia Vitale in quello di Euridice e Theodora Raftis in quello di Amore. Orfeo ed Euridice non si dà a Parma dal 1987, quando venne ripresa in occasione del bicentenario della morte di Gluck, la prima dopo la storica rappresentazione del 1769 al Teatro Ducale da dove l'opera mosse i primi passi in Italia. Biondi sottolinea la singolarità dell'organico orchestrale, più snello ma ricco timbricamente, e la divisione dell'orchestra in due parti dialoganti, frutto della riforma gluckiana, il tentativo cioè di rinnovare radicalmente l'opera seria italiana.
    Per la parte visiva, la lettura di Neshat mostra Orfeo ed Euridice non come figure mitologiche, ma esseri umani alle prese con amore, dolore e incomunicabilità, in un viaggio tra vita e morte. Orfeo è un uomo lacerato tra ego e amore, sconvolto dalla morte dell'amata Euridice e immerso in un percorso interiore dove gli inferi diventano uno spazio di coscienza e giudizio.
    Euridice, segnata dalla perdita del figlio e dall'incapacità del marito di condividere il dolore, sceglie di morire. All'azione scenica si intrecciano filmati in bianco e nero, girati a Parma da Shirin Neshat, che aggiungono un ulteriore livello narrativo, fatto di sguardi intimi e relazioni e che aprono e chiudono lo spettacolo amplificando la dimensione psicologica e simbolica del racconto. (ANSA).