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(ANSA) - FIRENZE, 07 MAG - Ritrovata La Tebaide di Beato Angelico, dipinto di cui si erano perse le tracce per 50 anni.
E' quanto rende noto la casa d'aste fiorentina Pandolfini che batterà l'opera, facente parte di una collezione privata, nella prossima asta di dipinti antichi il 20 maggio a Firenze: la stima è di 150.000/250.000 euro.
Il dipinto, da mettere in relazione con l'opera conservata al Szépművészeti Múzeum di Budapest, era stato alienato a Firenze nel 1970 - proveniente dalla collezione Bartolini Salimbeni - ed era poi scomparso, "pur restando noto attraverso fotografie in bianco e nero e una vasta discussione critica, che lo riconosce come autografo", spiega Pandolfini che aggiunge: "La ricostruzione della sua identità è possibile grazie al confronto con la Tebaide conservata al Museo di San Marco, già alla Galleria degli Uffizi, e di recente esposta nella grande mostra dedicata all'artista tra Palazzo Strozzi e San Marco. Le due opere sarebbero versioni identiche e autografe di un soggetto già di per sé raro: l'immagine allude a un passo delle Vitae Patrum. Il tema della vita degli eremiti nel deserto di Tebe ebbe una discreta diffusione tra Trecento e Quattrocento". La realizzazione di due opere uguali, spiega sempre Pandolfini, "non stupisce, se si considera il contesto storico. Secondo lo storico dell'arte Miklós Boskovits, agli inizi del Quattrocento infatti 'non esisteva il concetto di originalità artistica e la pratica delle copie era del tutto comune'. La quasi perfetta corrispondenza tra le due composizioni suggerisce inoltre l'uso dello stesso disegno preparatorio, probabilmente legato a una destinazione analoga delle opere". Più aperta resta la questione della destinazione originaria: "È stato proposto un contesto vallombrosano, legando la tavoletta degli Uffizi al fatto che il fratello di Hugford era un monaco vallombrosano e che i Bartolini Salimbeni, famiglia da cui proviene il frammento qui commentato, avessero una cappella in Santa Trinita, chiesa fiorentina dei vallombrosani. Recentemente è stata rilanciata invece l'ipotesi che potesse essere nata da un contesto camaldolese, rifacendosi al monaco Ambrogio Traversari che nel 1423 ultima la prima parte della traduzione dal greco di quelle che lui stesso chiama Vitae Patrum". (ANSA).


