PHOTO
"Siamo al posto giusto nel momento giusto. Questa mostra rappresenta un percorso, perché dobbiamo ancora costruire un meccanismo con cui le persone, le componenti differenti, si sentano appartenere allo Statodellarte, che non è fatto di nazioni: un giorno faremo la dichiarazione ufficiale dello Statodellarte, oggi siamo qui a raccontare il suo percorso". Queste le parole con cui il pittore e scultore 92enne Michelangelo Pistoletto è intervenuto a Bologna, durante la presentazione della mostra dal titolo "Michelangelo Pistoletto, dalla Cittadellarte allo Statodellarte", a cura della critica dell'arte di Silvia Evangelisti e in programma dal 3 febbraio al 3 giugno a Palazzo Boncompagni. Una mostra che inaugura nella settimana di Artefiera e Art City.
Cuore del progetto è il ritorno in città dopo vent'anni del "Tavolo Love Difference", opera collocata nella Sala delle udienze papali e simbolo del movimento Love Difference, fondato dall'artista di Biella nel 2002, e presentato alla Biennale di Venezia l'anno successivo, quando ricevette il Leone d'Oro alla Carriera. Il tavolo a specchio, a forma di bacino del Mediterraneo, è pensato come un "dispositivo di relazione" tra i Paesi che si affacciano sul mare, apparendo come "pontus": non frontiera o luogo di separazione, ma spazio di incontro. Per questo, il tavolo, già protagonista delle attività di Love Difference come simbolo di una politica che ama e include le differenze, sarà al centro di un programma dal titolo "Conversazioni intorno al tavolo Love Difference".
Tre gli appuntamenti previsti, che spazieranno dall'arte alla religione, passando per lo sviluppo dell'intelligenza artificiale e la moda sostenibile. "Il lavoro di Pistoletto, dagli anni Sessanta in poi, si fonda sul presupposto che l'arte è un potente strumento per tutte le discipline, l'economia e la politica, per intervenire nella società, migliorandola: questa volontà, fortissima in tutti i suoi lavori, lo ha portato a sviluppare incontri con letterati, scrittori e poeti per non costruire non un'opera singola, ma un discorso collettivo", ha commentato Evangelisti. È il senso, specifica, "del concetto che unisce il singolo al collettivo, (1+1=3) e che rivoluziona radicalmente il concetto stesso del fare arte". Perché "questa moltiplicazione continua è presente in moltissimi lavori di Pistoletto: l'arte - conclude - diventa in questo modo collettore e strumento per cambiare il mondo stesso". Ripercorrendo i momenti chiave dello sviluppo artistico dell'artista, l'esposizione bolognese comprende diversi lavori e documenti, dall'esperienza di "Lo Zoo" (1968-70), opera fondativa dell'Arte Povera, a "Il presente. Autoritratto in camicia", che anticipa i quadri specchianti, nucleo centrale della pratica del 92enne. Una produzione che, attraversando decenni, testimonia il senso stesso dell'arte per Pistoletto: "l'autonomia del pensiero che - spiega l'artista - assume dimensione globale e si deve occupare non più di lavorare per la religione, la politica o il mercato, perché saranno la religione e la politica a lavorare per l'arte".


