(di Ida Bini) (ANSA) - ROMA, 18 MAG - Cinquantacinque sculture in marmo, acciaio, alabastro, bronzo e legno illuminano le sale della Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma: sono forme metamorfiche, quasi aerodinamiche, che evocano tracce astratte di alberi, colonne, fiamme, corpi, panneggi e architetture, e invitano alla contemplazione e alla rigenerazione. Sono 55 magnifiche opere dello scultore Pablo Atchugarry, uruguaiano di nascita e italiano di adozione, che la Gnamc ospita dal 19 maggio al 21 giugno nell'esposizione 'Pablo Atchugarry. Scolpire la Luce'. Delle opere in mostra, tre sono allestite nella scalinata della Galleria ('Search for the future', 'Viaje hacia los sueños' e 'Albero della vita'), quattro sono distribuite nelle sale della collezione museale in dialogo con i capolavori di Jean Arp, Lucio Fontana, Alberto Giacometti e Henry Moore e una, 'Splendore', è stata appositamente concepita e realizzata per entrare nella collezione permanente della Gnamc.
    "Le sculture dell'artista - spiega il curatore Gabriele Simongini - sono organismi, forme che si aprono alla vita, che fioriscono; sono opere verticali che invitano a sollevare gli occhi per guardarle, provocando una gioia primordiale, istintiva, perché sono piene di luce, di energia, mai chiuse in se stesse ma con una carica dinamica vitale e intima". Il titolo della mostra si rifà all'etimologia della parola 'marmo', materia per cui Atchugarry è famoso in tutto il mondo, che significa appunto 'pietra splendente': l'artista lavora la materia per liberarne la luminosità interna, svelandone il cuore segreto, partendo dal concetto di Michelangelo di scolpire 'per forza di levare'. Atchugarry plasma e ammorbidisce il marmo creando eleganti forme dalle cui fessure e pieghe, simbolo di intimità, escono luce, energia e movimento. "Le opere di Atchugarry - spiega il curatore - racchiudono nelle linee e nei colori la dinamicità dei futuristi come Boccioni e nei materiali la bellezza della natura: sono organismi vitali di un artista-giardiniere come lo erano Monet e Mirò, il cui rapporto con la natura era mistico e speciale". Accanto ai celebri marmi, la mostra include dunque opere in legno ricavate da tronchi di ulivi secolari, in bronzo smaltato con le vernici delle auto, in alabastro, che valorizza la luminescenza, e in acciaio specchiante, tutti materiali attraverso cui l'artista esplora differenti modalità espressive: dall'intimità organica delle forme sinuose dei tronchi scolpiti al potente aerodinamismo dei bronzi, fino alle grandi sculture ambientali in acciaio che dialogano con luce, aria e paesaggio. Dopo dieci anni dall'ultima mostra romana ai Mercati di Traiano e cinque da quella a Palazzo Reale di Milano, la Gnamc di Roma ospita l'arte scultorea di Pablo Atchugarry, che è 'interrogazione interiore, preghiera, invocazione, ricerca dell'infinito'. "Nelle sue sculture - commenta Renata Cristina Mazzantini, direttrice della Galleria - la durezza del marmo si ammorbidisce: un fitto susseguirsi di fenditure 'disciplinate', che solcano i volumi in profondità, ne sfaldano la granitica compattezza. Creando ritmo e movimento attraverso l'alternarsi di luci e di ombre, l'artista dona alle sculture allo stesso tempo rigore e levità. Una sorta di 'leggerezza ordinata', che ricorda solo apparentemente la plissettatura, in quanto simbolo di sofisticata eleganza". (ANSA).