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(ANSA) - TORINO, 21 MAG - Che cosa è rimasto di quell'amore tra la Fiat e Togliatti? A tentare di rispondere è stato Massimiliano Condello, che ha collaborato a ricostruire gli anni dell'AutoVaz, ripercorsi nella mostra "Torino-Togliatti 1966-2026 - Uno stabilimento grande e subito", allestita al Centro storico Fiat dal 22 maggio al 4 ottobre, con opening stasera. Ripercorre le vicende che permisero alla Fiat di "mettere i sovietici al volante" e proprio nell'edificio torinese fu firmato lo storico accordo che regolò la collaborazione tra Italia e Unione Sovietica per la realizzazione dello stabilimento.
"La fama mondiale, la città di Togliatti - scrive Condello, che ha collaborato alla mostra - la deve alla costruzione dello stabilimento automobilistico Autovaz, che cambiò radicalmente il paesaggio, la mentalità, il modo di vivere e di lavorare, i rapporti sociali e la vita di centinaia di migliaia di russi. E di qualche italiano".
Prima di allora, "l'idea di costruire una centrale idroelettrica sul fiume Volga - ricorda - nacque già nel 1910, ma i lavori sul progetto si concretizzarono solo dopo la seconda guerra mondiale. Quest'anno si festeggia il suo 75/o anniversario. Con la costruzione della diga si creò un bacino artificiale di 650 chilometri quadrati. Contemporaneamente la città di Stavropol on Volga venne sommersa e a diciannove chilometri dal bacino iniziarono i lavori per la costruzione dei nuovi insediamenti per la popolazione e per i lavoratori della centrale.".
"Gli storici chiamano Stavropol-on-volga, "nata due volte" - racconta -. La città fu fondata nel 1737 con il nome di Città della croce sul Volga da Vasilij Nikitic Tatiscev, geografo e storico russo. La sua "Storia della Russia" è uno dei più importanti lavori nella storiografia russa dalla Rus di Kiev fino al regno dello Zar Fiodor Romanov. La seconda nascita di Stavropol possiamo collocarla nel 1964 quando la città cambiò nome e fu intitolata al più illustre comunista italiano dell'epoca, Palmiro Togliatti appena scomparso".
Condello, tra le interviste servite a ricostruire l'accaduto in questi sessant'anni riferisce di quella a un giovane tassista di Togliatti. "Suo nonno ha lavorato in Autovaz negli Anni Ottanta e gli ha sempre detto che devono ringraziare l'Autovaz per quello che Togliatti rappresenta oggi. Ma a suo nonno, mi dice Igor, il mio tassista, dopo cinque anni di lavoro sulle linee di produzione è stata assegnata una comoda casa di proprietà. I vecchi raccontano un sacco di storie di quando c'erano gli italiani, di quando c'era l'Unione Sovietica".
(ANSA).


