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(dell'inviata Mauretta Capuano) (ANSA) - VENEZIA, 07 MAG - Un cervo di origami sospeso rappresenta l'Ucraina alla Biennale d'Arte di Venezia: simboleggia lo stato di insicurezza e il futuro ignoto del popolo ucraino. Resterà appeso su un camion ai Giardini per tutta la durata della 61/a Esposizione, mentre il suo lungo viaggio da Pokrovsk, nella regione di Donetsk, alla laguna è documentato in una serie di video del Progetto Security Guarantees ('Garanzie di Sicurezza') al centro del Padiglione ucraino aperto ufficialmente oggi nel pre-opening su invito all'Arsenale. Intorno alle pareti foto e documenti tra cui il Memorandum di Budapest.
"Quando ho creato questa scultura, lavoravo nella città di Pokrovsk. In quel momento il fronte si trovava a 38 chilometri di distanza. Era il 2019. Oggi la città è quasi completamente occupata e distrutta. La scultura è stata salvata nel 2024. Non avrei mai potuto immaginare che sarebbe arrivata alla Biennale di Venezia, perché l'avevo concepita come un'opera permanente.
Ora, dopo aver percorso seimila chilometri, racconta prima di tutto la storia di milioni di ucraini che sono stati costretti a lasciare la loro casa, a partire in cerca di un'altra vita, proprio come questo cervo, che oggi si trova in una condizione sospesa" racconta all'ANSA l'artista che firma l'opera, Zhanna Kadyrova, che indossa un giubbotto di sicurezza arancione.
L'inaugurazione si è aperta oggi con un momento di silenzio per le vittime della guerra, come accade ogni mattina alle 9 in tutta l'Ucraina. Lungo il Canal Grande svetta una scultura di vetro con i colori della bandiera di Kiev e in città sono affissi manifesti del "padiglione invisibile" con incontri di artisti, produttori e poeti ucraini che non avverranno mai "perché sono stati uccisi dalla Russia". "È una tragedia enorme.
Spero che queste informazioni arrivino alle orecchie di Putin e possano in qualche modo far cambiare idea sulla inaccettabile presenza russa a questo evento" sottolinea la ministra della Cultura ucraina Tetyana Berezhna. "Guerra e cultura sono strettamente connesse, perché la Russia viene nel nostro Paese per uccidere la nostra gente e i nostri artisti. Ha distrutto più di 2.500 infrastrutture culturali, bruciato i nostri libri, raso al suolo musei e biblioteche. Come possiamo invitare o tollerare un Paese assassino, torturatore, che uccide i nostri figli? Come possiamo sedere allo stesso tavolo per una cena con amici e parenti insieme a un serial killer? Come governo ucraino combatteremo contro questa presenza. Lavoreremo sulle sanzioni per condannare la partecipazione russa, perché crediamo sia inappropriata e inaccettabile" tuona la ministra.
L'artista dell'opera spiega che "questo cervo ci fa porre una domanda: quante opere d'arte non sono state evacuate? Quanti musei sono stati distrutti dagli attacchi mirati dei missili russi, quante università, biblioteche e scuole sono bruciate durante i combattimenti nei territori di frontiera, ma anche nella regione di Kiyv, liberata nel 2022? Cosa può davvero garantirci sicurezza? Oggi il Memorandum di Budapest, firmato dopo che l'Ucraina aveva consegnato le proprie armi nucleari alla Russia, è rimasto soltanto un pezzo di carta. Carta per origami e niente di più: non ci ha offerto alcuna reale garanzia di sicurezza. Uno dei firmatari era la Federazione Russa, che da quattro anni occupa il nostro territorio, distrugge la nostra cultura e uccide il nostro popolo. Mentre i missili russi continuano a cadere, a Venezia si inaugura il padiglione russo.
Proprio l'altro ieri, nel giorno dell'apertura del padiglione di Mosca, su Zaporizhia sono stati lanciati bombardamenti che hanno distrutto obiettivi civili e industriali e ucciso sei civili".
Il progetto Security Guarantees vuole lanciare un messaggio forte al mondo: "Abbiamo bisogno di garanzie di sicurezza reali, efficaci e pertinenti per proteggere il nostro Paese. Combattere contro la Russia significa proteggere anche la sicurezza e la pace dell'Europa" afferma Tetyana Berezhna durante la cerimonia d'apertura a cui hanno partecipato anche i curatori Ksenia Malykh e Leonid Marushchak. (ANSA).


