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(ANSA) - PARMA, 17 MAR - 'Manon Lescaut', il primo grande successo di Giacomo Puccini, torna il 20 marzo alle 20 (repliche il 22 alle 15.30 e il 26 e 28 alle 20) al Teatro Regio di Parma in un nuovo allestimento pronto al debutto con regia, scene, costumi e luci di Massimo Gasparon, frutto della collaborazione con il Festival Puccini e con altri teatri italiani ed esteri.
La prima di Manon Lescaut avvenne il primo giorno di febbraio del 1893 al Teatro Regio di Torino, una settimana prima del debutto a Milano del Falstaff, l'ultimo capolavoro di Giuseppe Verdi. Una sorta di passaggio di consegne benedetto da Gorge Bernard Shaw all'indomani della prima londinese dell'opera nel 1894: ''Puccini mi sembra molto più di ognuno dei suoi rivali l'erede diretto di Verdi''. Questa nuova produzione di Manon Lescaut sarà diretta da Francesco Ivan Ciampa sul podio della Filarmonica di Parma con Anastasia Bartoli al debutto nel ruolo di Manon, Luciano Ganci (Des Grieux), Alessandro Luongo (Lescaut), Andrea Concetti (Geronte) e un folto gruppo di comprimari.
"Quello che mi ha sempre affascinato in questa partitura è la morte di Manon, che è l'unico personaggio, credo, nella storia dell'opera a morire a tempo di minuetto. - Spiega Francesco Ivan Ciampa - Ma se si ha un'idea completa della partitura il motivo si chiarisce: Manon resta anche in questo momento quella che è sempre stata, una personalità frivola. E questa frivolezza Puccini la usa come cappello sonoro delle disgrazie di Manon, una donna che ha dato importanza alle cose inutili e solo all'ultimo capisce che il senso del tutto è un altro, è l'amore".
"Il grande fascino di quest'opera - secondo il regista Gasparon - risiede nella grande diversità degli animi dei due protagonisti e nella diversa visione che hanno della vita e dell'amore. Alchemicamente potremmo assegnare ai quattro atti i quattro elementi elementari che descrivono il degrado inarrestabile di Manon che nella sua fase più elevata passa dal fuoco, all'aria, all'acqua e infine alla terra. La distruzione è sia morale che fisica e certamente Puccini non era estraneo a una concezione esoterica nei suoi libretti". (ANSA).


