Una bellezza che si arrampica silenziosa come l'edera, la farfalla come simbolo universale di trasformazione, rinascita ed evoluzione dell'anima, e i dettagli botanici in un giardino dell' anima dove uomo e natura, corpo e materia si ascoltano in silenzio. E' l' Eden raccontato da Anna Caterina Masotti, fotografa bolognese che torna nella sua città con una mostra che intreccia suggestioni e un modo di guardare il mondo orientato fortemente dall' introspezione. Diciassette fotografie di grande formato stampate su chiffon in seta con ricami in Lurex color oro che la società Azimut Capital Management ospiterà fino al 12 febbraio nella sua sede di Palazzo Tubertini, tra le ampie vetrate in ferro battuto, colonne decorate e un soffitto che richiama l'architettura di una serra evocando l'atmosfera dei Giardini d'Inverno vittoriani e Liberty. E' un percorso, osserva l' organizzatrice Laura Frasca, in cui anche musica, videomapping di fontane e rami mossi dal vento in un tappeto sonoro tappeto che include il cinguettio di uccelli nelle voliere e il rumore della pioggia contribuiscono a condurre l' osservatore in una esperienza immersiva. Lo stesso numero delle immagini selezionate è carico di significati scegliendo simbolici ''tradizionalmente associato alla speranza, alla trasformazione spirituale, alla realizzazione del desiderio e all'immortalità dell'anima, un cammino di evoluzione e crescita interiore, riflettendo il bisogno di mutamento e di libertà che attraversa l'universo femminile al centro della ricerca dell'artista''.
    Le immagini sono stampate su chiffon in seta con ricami in Lurex color oro a creare dei piccoli e delicati contrappunti all'interno dell'immagine. L'Eden intimo di Anna Caterina Masotti è attraversato da figure femminili, incarnazione dell'anima della donna, interpretate dalla figlia dell'artista come segno di continuità generazionale. Alla farfalla si affiancano primi piani di piante come Monstera deliciosa, papiro ed edere rampicanti a richiamare il vocabolario decorativo dell'Art Nouveau e del Liberty. Ecco, infine, le ombre che avvolgono le figure assumendo ''un ruolo simbolico potente: rappresentano l'inconscio, il paesaggio interiore e le zone non illuminate dell'identità femminile, suggerendo una dimensione introspettiva e psicologica che attraversa l'intera esposizione''.
    "Attraverso dettagli fugaci, una spalla nuda accarezzata da una farfalla, l'edera che si arrampica su un muro antico, la pelle che si fa corteccia, si dischiude un mondo in cui ogni forma vivente è eco dell'altra - spiega l' artista -. Il corpo si fa paesaggio e la natura assume tratti umani. Nel mio progetto ogni immagine si fa ornamento, ogni frammento si lega con l'altro in un fluire armonioso di forme e sensazioni''. E' uno stimolo a interpretare ''i segni lasciati dalla natura sulla pelle del mondo, e viceversa, un invito alla tenerezza, alla cura, alla consapevolezza di far parte di un tutto più grande.
    In un tempo in cui il legame con la natura è spesso spezzato o dimenticato, vorrei suggerire una bellezza che non urla, ma sussurra''. Il Giardino della memoria descritto dalle immagini vede l'universo femminile ''come luogo di trasformazione continua, una presenza che muta, attraversa e si libera''. Ma, sottotraccia, riflette anche l' esigenza di Anna Rita Casotti di continuare ad esprimersi con la fotografia dopo aver scoperto nel 2010 un problema agli occhi che l'ha costretta a diversi interventi chirurgici. Da allora è cambiata la sua percezione del mondo e il suo racconto attraverso gli scatti si è fatto compulsivo divenendo una priorità attraverso una nuova visione - scrive nel suo sito - che la porta ad esplorare modalità alternative di percezione della luce.