Via punte, tutù e principesse, dentro terra e verità: torna alla Scala un'opera di Pina Bausch e per la prima volta a interpretarla saranno i danzatori del Piermarini. Ad anticipare il debutto di 'Le sacre du printemps', una mostra fotografica che ne restituisce la genesi artistica, allestita dal 21 ottobre al 22 novembre grazie alla collaborazione con la fondazione Pina Bausch. Era il 1983 quando Pina Bausch portò con il suo Tanztheatre Wuppertal il balletto 'Kontakthof' alla Scala. Sul palco c'era Josephine Ann Endicott, oggi direttrice artistica della ripresa coreografica per la Fondazione Pina Bausch. "Ho incontrato Pina a Londra nel 1975, ero una ballerina classica ma ero stanca - ha raccontato Endicott - di sentirmi dire che ero troppo grassa. Quando lei mi ha chiesto di unirmi alla sua compagnia, mi sono dovuta liberare di tutù, punte e principesse e iniziare a muovermi in tutt'altro modo. Con lei ho appreso la libertà di essere se stessi, mi ha insegnato a portare fuori ciò che sta dentro. È stato affascinante scoprire una nuova me - ha sottolineato - ed è ciò che cerco di trasmettere alla nuova generazione di ballerini: la ricerca di una bellezza non artificiale, ma vera, perché ballare una coreografia di Pina è donarsi a sé e al pubblico, è un atto molto umano". Per i ballerini della Scala, "è un lavoro completamente nuovo - ha raccontato Endicott -: per loro è stata una rivelazione perché devono usare parametri diversi, entrare nei nodi dell'opera e diventare musica, perché la musica è respiro e vita". Un lavoro corpo a corpo che emerge anche senza l'uso di didascalie dalle foto allestite nel ridotto dei palchi e dai video che trasmettono una prova con Kiyomi Ichida per il ruolo dell'eletta e una rara registrazione del 1978 a cura della Zdf. È stata la fondazione Pina Bausch a curare direttamente la scelta delle foto e la loro sequenza. "Sono una trentina di foto scelte tra le oltre 4000 del nostro archivio - ha spiegato Ismaël Dia, direttore delle Collezioni e curatore presso la Fondazione Pina Bausch - sono immagini statiche al cui centro domina il movimento". "Da queste foto - ha chiosato Frederic Olivieri, direttore del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala - emerge tutta la potenza di questa coreografia", che andrà in scena dal 7 al 21 novembre nel dittico dedicato a Stravinskij, insieme al ritorno di 'Apollo' di George Balanchine. "Abbiamo avuto altri momenti importanti in questa stagione, ma la prima telefonata che ho fatto appena tornato - ha concluso Olivieri - è stata alla fondazione Pina Bausch".