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Sidi Bou Saïd con il bianco abbagliante delle case affacciate sul Mediterraneo; il monte Olimpo, dimora degli dei dell'antica Grecia; le spiagge della Normandia cariche di storia; le moschee scavate nella roccia sulle rive del Caspio e le antiche necropoli della steppa mongola. Sono alcuni dei nuovi siti - venti culturali, cinque naturali e uno misto - iscritti nella lista dei Patrimoni dell'Umanità che disegnano la nuova geografia mondiale dell'Unesco. Alcuni sono noti alla maggior parte dei viaggiatori e altri, quasi sconosciuti, sono destinazioni fuori dalle rotte più turistiche che meritano di essere scoperte.
Il viaggio parte proprio dal nostro Paese, dove dieci piccoli teatri storici, distribuiti tra Emilia-Romagna, Marche e Umbria, sono stati iscritti nella lista Unesco come 'Sistema dei teatri condominiali all'italiana nell'Italia centrale fra il XVIII e il XIX secolo'. Si tratta di luoghi speciali, perché raccontano usi e costumi e una certa impostazione sociale che ha aperto la strada alla diffusione del teatro a larghe fasce della popolazione e non più solo all'elite.
Si prosegue in Grecia sul Monte Olimpo, la montagna più alta del Paese, un luogo ricco di gole e spettacolari paesaggi alpini e l'area dove, secondo la mitologia greca, vivevano Zeus e gli altri dei. Restando nel Vecchio Continente i lidi nel nord della Francia sono diventati Patrimonio dell'Umanità: Utah, Omaha, Gold, Juno e Sword Beach e Pointe du Hoc sono le spiagge dello sbarco in Normandia, dove si visitano bunker e fortificazioni del Vallo Atlantico, ma anche cimiteri militari diventati un grande paesaggio della memoria. Sempre in Francia, la nuova lista invita a scoprire le fortezze capetingie della Linguadoca, in particolare Carcassonne e altri sette castelli costruiti tra XIII e XIV secolo.
Viaggiando a nord si visitano le tredici opere di Alvar Aalto progettate tra il 1928 e il 1988 in Finlandia, e i fossili di pesci di 56 milioni di anni fa conservati nelle falesie danesi di Hanklit e Knudeklint, nel Limfjord occidentale. In Polonia l'ultimo sito Unesco è il centro modernista di Gdynia, città portuale affacciata sul Mar Baltico, un esempio di grande valore architettonico e urbanistico, nato tra gli anni Venti e Trenta del Novecento. Qui strade e isolati progettati tra le due guerre racchiudono ancora edifici, ville e abitazioni moderniste, caratterizzati da linee essenziali, forme geometriche e un forte rapporto con il mare.
Il viaggio prosegue sulla costa della Tunisia a Sidi Bou Saïd, dove le case sono bianche, le porte e le finestre blu e i vicoli scendono e risalgono tra muri candidi e scorci sul Mediterraneo. Il villaggio nacque attorno alla tomba di un santo sufi e nel corso dei secoli riuscì a conservare un equilibrio tra architettura, paesaggio e spiritualità. Sempre in Africa in Sud Sudan l'area protetta di Boma-Badingilo, tra savane, pianure alluvionali e zone umide, è attraversata ogni anno da milioni di antilopi, gazzelle e altri erbivori che percorrono centinaia di chilometri seguendo il ritmo delle piogge. È protetto dall'Unesco anche il Parco Nazionale di Garamba, nella Repubblica Democratica del Congo, tra foreste tropicali e savane che tutelano la biodiversità. Completano la mappa geografica dei siti africani le antiche piantagioni di cacao e caffè di São Tomé e Príncipe, che raccontano anche il lato più doloroso della storia coloniale, e le città storiche delle Comore, cresciute lungo le grandi rotte commerciali dell'Oceano Indiano.
Spostandosi verso est, la Riserva Marina di Aqaba in Giordania è tra le nuove destinazioni naturali più affascinanti: qui, all'estremità settentrionale del Mar Rosso, si trova la barriera corallina tropicale più a nord del pianeta dalla sorprendente capacità di adattamento alle alte temperature. Nel sud del Libano cinque castelli medievali, costruiti sul Monte Amel, testimoniano quasi mille anni di storia militare, con influenze crociate, ayyubidi, mamelucche e ottomane. A pochi chilometri da Nablus, in Palestina, si trova l'antica capitale Sebastia, uno dei siti archeologici più importanti del Medio Oriente. Negli Emirati Arabi Wadi Wurayah è una valle caratterizzata da cascate, gole rocciose e una biodiversità sorprendente per un ambiente desertico. Sempre verso est si arriva ad Alamut, castello arroccato sulle montagne dell'Alborz, in Iran, costruito tra l'XI e il XIII secolo nel cuore dello Stato degli Ismailiti Nizariti; insieme ad altre sei fortezze costituiva una rete difensiva e culturale molto sofisticata. Si continua a viaggiare verso l'Uzbekistan per visitare le architetture moderniste di Tashkent, nate dopo il terremoto del 1966, e il Kazakistan, dove sulla penisola di Mangystau cinque moschee rupestri,scavate nella roccia tra il XII e il XVIII secolo, sono ancora oggi luoghi di pellegrinaggio.
L'Asia offre alcune delle destinazioni più interessanti: in Thailandia entra nella Lista il Wat Phra Mahathat Woramahawihan, nella città di Nakhon Si Thammarat. Fondato nell'VIII secolo, è uno dei più antichi monasteri buddhisti del Paese e porta con sé influenze religiose provenienti dall'India, dallo Sri Lanka e da Giava. Più importante dal punto di vista spirituale è Sarnath, in India, dove secondo la tradizione Buddha pronunciò il suo primo sermone dopo aver raggiunto l'Illuminazione. Ancora più lontano dalle rotte turistiche tradizionali sono i complessi funerari della nobiltà Xiongnu in Mongolia: otto grandi necropoli raccontano il potente impero nomade che dominò le steppe dell'Asia tra il III secolo avanti Cristo e il II secolo dopo Cristo.
In Cina si visita Jingdezhen, la capitale della porcellana con le fornaci imperiali, i laboratori artigianali e le aree dedicate all'estrazione del caolino. Unica è anche la visita in Giappone ad Asuka e Fujiwara, le antiche capitali del Paese, tra templi buddhisti e tombe monumental, ispirate ai modelli della Cina imperiale. Le piane di marea coreane sono entrate a far parte dell'Unesco perché rappresentano un habitat ideale per milioni di uccelli migratori.
Un altro viaggio nella natura conduce negli Stati Uniti, tra Georgia e Florida. Qui l'Okefenokee National Wildlife Refuge è una delle più grandi paludi d'acqua dolce del pianeta tra acquitrini, foreste e torbiere dove vivono alligatori e centinaia di specie di uccelli.


