Bolzano. Siamo tutte di Oltrisarco. Il pane arabo e la pasta fresca. La baklava e gli Spitzbuben. Le orecchiette pugliesi e il pollo alla zingara. Il cous cous, la lasagna e e il tajine. Cucina della Caritativa Santo Stefano. Parrocchia del Santo Rosario, civico 111 di via Claudia Augusta. Si scambiano piatti e ricette. Oggi, ad esempio, si infornano biscotti di Natale e pane arabo. Najia Nassir inizia a impastare e spiega la ricetta del pane variante marocchina: «Poche semplici regole, ma vanno seguite alla perfezione». Farina di semola, zucchero, sale e lievito di birra. «Ma vedi - dice mentre mulina farina e acqua e poi forma tante piccole palline - tutto sta nel tocco della mano. Nel gesto. Che deve essere deciso e dolce allo stesso tempo». Najia ne sa di cucina. Il suo cous -cous è leggendario. A Oltrisarco lo sanno bene: quando c’è l’occasione cucina alle feste del quartiere. Ma il suo capolavoro è il tajine, un piatto di terracotta dove si rosola alla brace manzo o agnello con verdure, mandorle o prugne. I colleghi di suo marito - cresciuti a knödel e spaghetti - fanno la coda per farselo preparare. Fadwa Baztami intanto spiana le palline, fa dei dischi perfetti. «Diametro 12 centimetri precisi», pronti per saltare nel tegame incandescente. Pochi minuti e il pane è pronto, farcito con ogni bendidio. Croccante, delizioso.

Merito anche della Caritativa Santo Stefano che porta avanti un lavoro preziosissimo nel quartiere sul fronte dell’inclusione. La loro “Bottega”, ad esempio: un posto protetto dove vengono ridistribuiti generi alimentari e di prima necessità a famiglie che ne hanno bisogno. Un “supermercato” solidale, discreto, dove nessuno giudica nessuno, e nessuno si deve vergognare di dover chiedere una mano. Spiega Anny Marcolla: «La Bottega è stato uno strumento formidabile per entrare in contatto soprattutto con le donne, che spesso per pudore fanno fatica a intrecciare relazioni e amicizie al di fuori della ristretta cerchia familiare». Dalla spesa solidale si è passati al caffè. Dal caffè è nato il Centro d’ascolto, un luogo strutturato dove si aiutano le persone ad affrontare il disagio e l'esclusione sociale. Dal Centro d’ascolto, l’idea di cucinare insieme. Un’iniziativa “ritagliata” solo per le donne, «proprio per far sentire ognuna a proprio agio». Al di là di possibili resistenze religiose o culturali, o semplicemente di una invincibile timidezza. «L’obiettivo - sottolineano Carmen Giuriato e Giudi Dametto- è l’integrazione». L’inclusione dolce che non lascia indietro nessuno. Specialmente se fai fatica o sei nata dalla parte sbagliata del mondo o di una città. Non-escludere-nessuno: un patto nato da ragazze, ai tempi dell’oratorio, quello tra Carmen, Giudi, Anny e le altre volontarie Mariella Cantafio, Cristina Guerrato e Barbara Vogliotti.

Portato avanti passo dopo passo. La cosa funziona perché qui si ritrovano donne di “Oltri” da generazioni e donne arrivate sull’onda delle diverse migrazioni. Non solo dall’Africa, dai Balcani o dall’Est Europa. Prendete Giusi Fiorino: un cervello in fuga dalla Calabria. Ha 31 anni e fa la ricercatrice al Noi Techpark: settore chimica alimentare. Nel super laboratorio hi-tech guidato dal professor Marco Gobbetti, guru mondiale del “Food Microbiology”. «Sono a Bolzano da quattro mesi - racconta - . Mi sposto in continuazione per lavoro. In ogni città dove arrivo cerco la parrocchia più vicina. Mi presento e do la mia disponibilità». La più vicina era questa. E siccome il Signore vede lungo: era anche quella giusta.

Daniela Pichierri è una bolzanina con le radici a Taranto, da cui si è trasferita ormai 24 anni fa. Non abita a Oltrisarco ma ha eletto il rione a luogo del cuore. In questa cucina multiculturale l’ha portata la marocchina Najia, che ha conosciuto sul lavoro al cantiere del Bbt. Oggi è indaffarata con la pasticceria secca di Natale. Il suo must però sono le orecchiette. È talmente brava che la chiamano in continuazione a tenere laboratori di pasta fresca in quello che, di fatto, ormai è il circuito delle cucine popolari dei quartieri, nato dalle parrocchie e dalle associazioni. Una rete che va da Don Bosco a Oltrisarco, passando per Casanova e Maso della Pieve. Dove il cibo, per dirla con le parole di Anny Marcolla - « è il principe della condivisione. Uno strumento di comunicazione straordinario che permette di abbattere barriere e resistenze. Non c’è niente di più pacifico e sereno di una tavola apparecchiata».

Ricapitolando, qui, intorno a questa “tavola apparecchiata”, oggi ci sono: bolzanine di terza generazione, albanesi, pugliesi, marocchine, moldave, siciliane, Sinti... «STOP, STOP, FRENA- dice Giudi Dametto - non l’hai ancora capito? Qui ci siamo solo noi. E SIAMO TUTTE DI OLTRISARCO!». Gesù Cristo, hai ragione: siamo tutte di Oltrisarco.

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Venerdì 13 dicembre saranno al nostro brindisi di Natale in Piazza Nikoletti (dalle 17.45).