Non appena varcata la soglia del portone centrale del Duomo di Siena ad accogliervi c’ è Ermete Trismegisto. Scusate? Ma chi è codesto signore che i più né conoscono, né vedono: essendo steso a terra sul pavimento?

Ermete Trismegisto è la figura che riceve (i fedeli prima e i visitatori oggi) che entrano nella cattedrale di Santa Maria Assunta, l’incomparabile edificio sacro capolavoro del romanico-gotico italiano che, dal Trecento, è simbolo di Siena al pari della Piazza del Palio. Ermete Trismegisto si presenta come “contemporaneo di Mosé”. E’ lì, nell’atto di offrire a chi vi accede (nello specifico due saggi, uno di Oriente e l’altro di Occidente) il dono della cultura e della sapienza. Sono doni universali che vanno goduto e coltivati per raggiungere e godere della bellezza, del divino. Concetti coltivati, e ripresi poi da Dante e dai grandi del pensiero umano, che hanno consentito la realizzazione non solo una cattedrale, ma di impreziosirla anche con quello che – già Vasari – definiva essere il pavimento “il più bello, grande e magnifico che mai fusse stato fatto al mondo”.

Parlare del duomo di Siena dove hanno lavorato i più grandi Maestri dell’arte italiana a partire dagli albori del Rinascimento è opera da bravi storici dell’arte. Basta però un solo suo particolare – nello specifico il pavimento marmoreo a tarsie della cattedrale – a decretare la meraviglia assoluta di un capolavoro.

Il pavimento del Duomo di Siena ricopre una superficie di ben 1300 metri quadrati. E’ interamente realizzato in marmo bianco e nero, i colori di Siena. Vi sono raffigurate ben 56 elaborate e geniali tarsie in marmo bianco e nero (per la cui realizzazione completa sono stati impiegati ben 5 secoli!) che, quasi immagini di un film, raffigurano altrettante icone “didattiche” di un mondo di fede che tende alla virtù e all’elevazione umana. Uno straordinario viaggio su un fantastico “tappeto magico” che – benché di marmo - si srotola davanti agli occhi dei fedeli per portali, in un affascinante e fantastico viaggio sapienziale, verso il soprannaturale, la verità e la bellezza.

Ecco, quindi, che ad introdurci in questo mondo non poteva che essere Ermete Mercurio Trismegisto. Il tre volte grandissimo figlio di Thot, dio egizio delle sapienza e delle lettere, ma che contemporaneamente è anche Hermes, dio greco della parola e della scrittura, nonché enigmatico depositario dell’ intera sapienza e dei misteri esoterici e alchemici è infatti colui a cui spetta la “prima stazione” di questo viaggio affascinante. Per comprenderlo e per ammirare al meglio la sua unicità sarebbero necessari giorni interi, ma bastano pochi attimi per restarne profondamente stupiti.

Il Duomo di Siena, un prezioso trionfo di marmi in bianco e nero, al suo interno custodisce una infinita serie di capolavori eccelsi. Che dire ad esempio del preziosissimo pulpito ottagonale scolpito nel marmo di Carrara da Nicola Pisano “de Apulia” a fine del 1200? Che dire dello svettante esile campanile alto ben 77 metri che era il Burj Khalifa dei tempi? O delle meraviglie firmate Duccio da Boninsegna? Dai preziosi affreschi del Pinturicchio (coadiuvato da un giovane talentuoso di nome Raffaello) che impreziosiscono la biblioteca del cardinale Francesco Piccolomini che salirà al soglio pontificio come Pio III? O ancora delle statue di S. Pietro e S. Paolo “firmate” da Michelangelo? O ancora dell’eleganza sublime della cappella della Madonna del Voto voluta dall’altro Papa senese Alessandro VII che si è avvalso dei disegni del Bernini?

E il tutto senza nemmeno considerare cosa sarebbe potuto essere oggi il Duomo di Siena se fosse stato completato il sogno di chi voleva ampliare l’edificio sacro trasformando l’attuale navata centrale nel transetto dell’ipotizzato Nuovo Duomo. A testimoniare questa utopia interrotta dalla peste resta oggi solo l’incompiuto “Facciatone”.