Due colori solamente. Il verde intenso di una vastissima distesa erbosa che caratterizza la parte bassa del paesaggio e il grigio stordente che cela un indefinito orizzonte che sfuma verso l’infinito. Sì, sembra proprio una di quelle spiazzanti opere dipinte negli anni ’50 da Mark Rothko, l’artista che voleva tradurre nel colore le emozioni e i sentimenti dell’Uomo. Ma non siamo di fronte a un capolavoro dell’arte contemporanea. Siamo, invece, nel cuore di Mainland, la maggiore delle isole Orcadi: l’arcipelago che emerge nel mare del Nord all’estremo settentrione della Scozia.

Osservando il tranquillo paesaggio della brughiera di Maeshowe si ha una sola certezza: essere arrivati in un luogo lontano e sperduto, dove il tempo sembra non esistere. Ma c’è un elemento che cattura subito l’attenzione. È un piccolo rilievo che interrompe la piatta linea dell’orizzonte. Non si tratta di una collina naturale, ma di un antico tumulo funerario. Risale a oltre 5 mila anni fa ed è stato realizzato prima della costruzione delle piramidi di Giza, in Egitto.

Ma chi costruì su quell’isola flagellata dal vento quella misteriosa struttura? Il mistero di Maeshowe è ancora oggi in gran parte irrisolto. Una delle poche certezze è che alla camera centrale si accede attraverso un lungo corridoio perfettamente allineato con i raggi del sole del solstizio d’inverno, proprio come avviene in altri grandi monumenti dell’antichità. A cosa servisse realmente il tumulo e quali riti vi si svolgessero resta però sconosciuto.

All’interno del monumento è stato inoltre scoperto il più ricco insieme di iscrizioni runiche mai rinvenuto. Sono circa trenta incisioni lasciate nel XII secolo dai vichinghi, che trovarono rifugio nel tumulo durante una violenta tempesta di neve nella notte di Natale del 1153. Temendo di morire, incisero sulle pietre dediche e messaggi destinati alle donne amate, lasciando una straordinaria testimonianza della loro vicenda. Un gesto disperato o il racconto di una notte movimentata? Anche questo resta un mistero.

I misteri di Maeshowe sono però soltanto una parte del patrimonio archeologico delle isole Orcadi. Poco distante sorgono altri tre siti dichiarati Patrimonio Mondiale dell'Unesco. Il più celebre è l’Anello di Brodgar, un enorme cerchio formato da megaliti disposto su un diametro di oltre cento metri. Nelle vicinanze si trovano anche le Standing Stones of Stenness, quattro giganteschi monoliti alti fino a sei metri che dominano il paesaggio tra laghi e lagune. A poca distanza dal mare si conserva infine Skara Brae, uno dei villaggi neolitici meglio conservati d’Europa, risalente a prima del 3000 avanti Cristo.

Le isole Orcadi sono da sempre sinonimo di mistero e leggenda. Già oltre duemila anni fa lo storico greco Strabone, raccontando il viaggio dell'esploratore Pitea di Massalia, descriveva queste terre come il confine tra il mondo conosciuto e la mitica Thule, una terra sospesa tra realtà e leggenda. Un mistero che continua ancora oggi ad affascinare viaggiatori e studiosi.