Poter ammirare la magia di una volta stellata oggi, complice l’inquinamento luminoso che cancella il firmamento dalle nostre città, abbiamo poche alternative. O andare sulle nostre montagne e rivolgere il nostro sguardo all’insù, o provare l’emozione indimenticabile di trascorrere una notte nel deserto del Sahara o, terza opzione, andare a Ravenna.

A Ravenna è infatti custodita una bellezza imperdibile che, da sola, vale un viaggio. Non si tratta di un planetario che, avvalendosi di tecnologie avanzatissime, ci rapisce immergendoci in un affascinante mondo senza confini, ma di un mausoleo. Si tratta della cappella funebre dedicata a Galla Placidia. È quello il tripudio, l’apice, dell’arte del mosaico! Le decorazioni musive del suo piccolo interno (che contrasta con la pochezza della struttura esterna) è capace di farvi “andar via di testa” proprio come accadde, per sua stessa ammissione, al grande psicanalista Gustav Jung nel corso della sua visita che lì compì negli anni ’30.

Ma chi è stata questa Galla Placidia da permettersi un simile gioiello quale suo mausoleo? Prima di svelarvi l’identità va invece svelato che il mausoleo (oggi Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco) non ha mai ospitato le spoglie mortali della sua munifica committente.

Galla Placidia – per gli amanti di un rapido ripasso storico – era nata a Costantinopoli nel 392 d.C. ed era la figlia dell’imperatore romano Teodosio. Fu una donna potentissima ai suoi tempi in quanto fu anche la moglie di un re e di un imperatore. Come non bastasse fu nipote di ben altri tre imperatori, sorella di due, madre di uno e zia di altri due! A sua volta fu imperatrice Augusta e reggente dell’Impero Romano d’Occidente nel corso del V. secolo d.C. nonché regina dei Visigoti. Promessa sposa a soli 8 anni, evitò il matrimonio combinato e fu fatta prigioniera dal re Visigoto Alarico durante il sacco di Roma. Morto Alarico, il suo successore, Ataulfo che si innamorò tanto che i due si sposarono con rito romano a Narbonne in Francia. Galla Placidia, divenuta regina dei visigoti, intendeva far convertire il suo popolo alla sua religione cattolica di cui era devotissima. I fatti della storia andarono però diversamente. Poco dopo le nozze – come spesso accadeva in quei tempi – Ataulfo, lo sposo, venne ucciso nel corso di una congiura e la regina fu ridotta in schiavitù e umiliata dal suo successore. Tornata a Roma Galla Placidia, per ragion di stato, dovette sposarsi nuovamente con il romano Costanzo III. Fu così protagonista di mille altre vicissitudini e si trovò anche a dover reggere un Impero che si sta disintegrando per le palesi incapacità dei suoi cortigiani.

Galla fu una reggente attenta e soprattutto una grande mecenate. Lasciò infatti in eredità chiese e capolavori di cui il suo mausoleo ravennate è la perla più importante. La sua edificazione risale tra il 417 e 421 d. C. Vennero impiegati maestri del mosaico fatti arrivare da Costantinopoli, nonché artisti latini. Il risultato è stupefacente. Basta volgere lo sguardo verso la volta stellata centrale che con le sue 567 stelle per restarne rapiti. Ogni particolare è un capolavoro d’arte musiva e la misteriosa luce “celestiale” dovuta al raffinatissimo azzurro indaco che emana tutto l’insieme - illuminato solo da qualche finestrella di alabastro – accresce l’incantesimo.

Che dovesse essere un luogo speciale e unico lo conferma anche la figura del Buon Pastore nella lunetta al di sopra dell’angusto ingresso. Gesù è infatti insolitamente abbigliato in maniera mai raffigurata prima: in abiti imperiali con tunica e mantello!

Per ironia della sorte Galla Placidia morì il 27 novembre del 450 d.C a Roma. Lì venne sepolta nel Mausoleo Onoriano (dove oggi sorge la basilica di San Pietro) ben lontana dalla sua Ravenna e dal suo paradisiaco mausoleo dalle mille stelle: il sogno negato.