Era ossessionato dalla difesa dei valori dei cavallieri “senza macchia e senza paura”. Era terrorizzato dal tramonto degli ideali che dessero senso a un’intera esistenza terrena. Era un irriducibile idealista ormai fuori dal suo mondo e nello stesso tempo era anche un inguaribile illuso che sognava di poter lottare e vincere contro i “tres gigantes” (la injusticia, el miedo y la ignorancia, ovvero l’ ingiustizia, la paura e l’ignoranza) che dominavano il mondo e che lo perseguitavano e lo avevano fatto uscire di senno. Quasi fosse un illuso e inascoltato sognatore dei nostri giorni anziché essere l’espressione di un grido disperato al tramonto del “secolo d’oro” spagnolo. Quest’uomo è Alonso Quijano, un idalgo non più giovane (era sulla cinquantina) che aveva venduto non pochi poderi dissipando la sua ricchezza pur di comperare libri di cavalleria della cui lettura era “drogato”. Viveva nella Mancia, la grande pianura che si estende, da sempre assolata e sferzata dal vento, a sud di Madrid.

Oggi il mondo intero conosce il picaresco hidalgo Alonso, con il nome che lui stesso si era dato per diventare famoso: Don Chisciotte.

Don Chisciotte della Mancia, il suo ubbidiente scudiero Sancho Panza, il suo ossuto cavallo Ronzinante e la sua dama ispiratrice, la “virtuale” Dulcinea, sono oggi personaggi iconici conosciuti in tutto il mondo. Sarà per quel tratto ironico e compassionevole nel contempo con cui il grande Miguel de Cervantes Saavedra ha creato il suo personaggio fuori dalla realtà che è stato fatto resuscitare da un presunto e fasullo manoscritto arabo, sta di fatto che don Chisciotte “prende” in tutte le culture: vuoi per quei tratti di sognatore guascone, vuoi per quel senso di commiserazione e tenerezza che l’”ingenioso hidalgo” suscita nel voler inseguire utopie irrealizzabili, sta di fatto che questo eroe anacronistico che scambiava le greggi di pecore per eserciti musulmani, i burattini per demoni maligni e i mulini a vento per cattivissimi giganti, risulta essere un personaggio estremamente simpatico e familiare. Un immortale folle paladino della nobilità d’animo e della giustizia.

Avvicinandosi alla collina che domina il piccolo abitato di Consuegra sulla quale si inseguono, come altrettanti grani del rosario 12 bellissimi mulini a vento, pare di scorgere ancora don Chisciotte cavalcare lancia in resta contro le pale rotanti di suoi… mostri. - Dall’alto della sempre ventosa collina del cerro Calderico la visione dei 12 mulini - chiusa dall’elegante profilo del Castello della Muela costruito dai mussulmani ancor prima dell’anno mille e successivamente roccaforte dei cavallieri dell’ordine di S. Giovanni di Gerusalemme – è decisamente forte e di grande impatto emotivo.

Ad accrescere l’epoca del luogo è anche il fatto che i nomi dei mulini sono ancora quelli originari. Alcuni perfettamente restaurati e funzionanti, risalgono proprio ai tempi di don Chisciotte. Di grande suggestione – grazie ad una sapiente illuminazione – è la visione notturna dell’ intero complesso.

Se i mulini di Consuegra sono ritenuti essere quelli della “spaventosa e mai immaginata prima, avventura di Don Chisciotte”, ce ne sono tuttavia anche altri che contendono l’autenticità di essere le “codardi e vili creature” contro le quali il cavaliere si sarebbe scagliato. Si tratta di quelli della Sierra de los Molinos di Campo de Criptana.

Sul pianoro che sovrasta l’abitato sono ancora visibili 10 splendidi e candidi mulini. Sono gli ultimi di un grande insediamento che all’epoca del Cervantes pare potesse contare nientemeno che su ben 40 manufatti. Il sito, forse un po' troppo “turistico” rispetto a Consuegra, è però decisamente spettacolare. Ps.: molto più che non la visione dei moderni “giganti”, quelli eolici, che oggi, a centinaia, punteggiano una Manca nella quale don Chisciotte è solo un onnipresente fantasma.