C’è un dato, fra quelli dell’ultima rilevazione PISA, che restituisce bene la difficoltà in cui si trova oggi la scuola tedesca: circa un quindicenne su tre non raggiunge il livello di base né in lettura né in matematica. In scienze accade a circa uno studente su quattro, e più di un quinto dei ragazzi rimane sotto la soglia minima in tutte e tre le materie. PISA è il programma dell’OCSE che dal 2000 mette a confronto le competenze dei quindicenni in lettura, matematica e scienze, in Italia la rilevazione è coordinata dall’INVALSI. Dal 2025 la cadenza è diventata quadriennale.
Nell’ultima edizione sono stati coinvolti circa 760 mila studenti di 91 Paesi e in Germania il campione comprendeva circa 6.700 ragazzi di 245 scuole. Per la Germania il quadro è il peggiore mai registrato, un disastro. I risultati si sono aggravati rispetto al 2000 e una discesa già evidente dal 2015 è proseguita fino all’ultima rilevazione. Venticinque anni fa, quando arrivarono i primi risultati, il Paese reagì con quello che sarebbe diventato famoso come il «PISA-Shock»: la scoperta improvvisa di una scuola molto meno solida di quanto si pensasse. Oggi lo shock non c’è più e il problema è un altro: il peggioramento continua, nonostante sia ormai sotto gli occhi di tutti.Per capire che cosa stia succedendo bisogna guardare anche fuori dalla scuola. I risultati restano infatti fortemente condizionati dalla situazione sociale della famiglia. Fra gli studenti socialmente svantaggiati appena il 2 %raggiunge buoni livelli, mentre fra quelli più privilegiati la quota arriva al 25 %.
Una differenza così notevole dice anche quanto sia difficile per la scuola compensare gli svantaggi con cui alcuni ragazzi arrivano in classe. Nel frattempo, gli istituti scolastici devono fare i conti con una carenza di insegnanti che si traduce in lezioni cancellate, docenti chiamati a insegnare materie per le quali non hanno una formazione specifica, classi più numerose e meno tempo da dedicare ai singoli studenti. Alcune difficoltà cominciano ancora prima, come raccontano diversi insegnanti : ci sono bambini che arrivano al momento della scelta del percorso scolastico senza avere ancora una padronanza sicura della lettura e il problema non resta confinato alla materia: se si fatica a leggere, anche un esercizio di matematica può diventare difficile, perché prima ancora di fare i calcoli bisogna capire che cosa viene chiesto.
Da qui l’idea di intervenire molto prima dell’ingresso a scuola, già negli asili, e di investire maggiormente nella formazione degli insegnanti.Poi ci sono le abitudini cambiate dei ragazzi. L’OCSE segnala che l’uso dei social network e dei video brevi può rendere più difficile mantenere la concentrazione necessaria per affrontare una lettura lunga e attenta. Non è, naturalmente, una spiegazione sufficiente per i preoccupanti risultati tedeschi, ma è uno dei cambiamenti che la scuola si trova a dover gestire e che sarebbe difficile ignorare.Lo stesso vale per l’intelligenza artificiale: i chatbot sono ormai entrati nella vita scolastica: vengono utilizzati per esercizi, compiti e presentazioni. I dati del rapporto PISA mostrano un’associazione fra un uso frequente e risultati mediamente più bassi. Fra le possibili spiegazioni c’è anche quella più intuitiva: se una parte del lavoro viene affidata alla macchina, si riduce forse lo spazio per provare, sbagliare, correggersi e arrivare da soli alla soluzione.
C’è infine un’esperienza che questa generazione si porta dietro: la pandemia. I quindicenni fotografati da PISA hanno trascorso parte degli anni della scuola primaria durante il Covid. Le rilevazioni successive hanno mostrato perdite negli apprendimenti di base e in parte anche una diminuzione della motivazione. È un altro elemento da tenere presente anche se non basta da solo a spiegare un declino che era cominciato prima.Le proposte sul tavolo sono diverse. Natalie Pawlik, responsabile del governo tedesco per la migrazione, i rifugiati e l’integrazione, ha chiesto di rendere obbligatorio l’ultimo anno della scuola dell’infanzia, soprattutto per rafforzare le competenze linguistiche e sociali. I Verdi, invece, indicano fra i problemi da affrontare anche il federalismo scolastico, che non è un dettaglio secondario.
In Germania l’istruzione è competenza dei Länder e sistemi, percorsi e regole cambiano da una regione all’altra. Anche le condizioni delle scuole sono molto diverse, secondo il Bildungsmonitor 2026, la Sassonia risulta il Land con i risultati migliori sul piano dell’efficacia educativa, mentre Renania Settentrionale-Vestfalia, Sassonia-Anhalt e Brema si trovano in fondo alla graduatoria. Intanto la Baviera ha già cominciato a intervenire su alcuni fronti, nella scuola primaria sono state introdotte 6 ore settimanali aggiuntive di tedesco e matematica e una valutazione delle competenze linguistiche circa un anno e mezzo prima dell’ingresso a scuola.
Per i bambini che ne hanno bisogno è previsto un sostegno obbligatorio. Per la Bayerische Lehrer- und Lehrerinnenverband e. V., l’associazione degli insegnanti bavaresi, resta però ancora moltissimo da fare, e le richieste non arrivano soltanto dal mondo della scuola. La Bundesschülerkonferenz, che rappresenta gli studenti, invita a non considerare il peggioramento come un episodio isolato e chiede interventi strutturali, con maggiore attenzione allo stress, al bullismo e alle competenze digitali. Il Bundeselternrat, il Consiglio federale dei genitori, torna invece su questioni che le scuole conoscono da anni: lettura, scrittura, calcolo, sostegno ai bambini più fragili e personale sufficiente. Anche il cancelliere Friedrich Merz è intervenuto nel dibattito, parlando della necessità di mettere in campo una «grande forza» per migliorare l’istruzione e richiamando anche la responsabilità delle famiglie. È una discussione destinata a essere più lunga di una rilevazione PISA, le difficoltà emerse oggi non sono nate nell’ultima tornata di test e sarebbe difficile ricondurle a un'unica causa. La situazione sociale delle famiglie, la carenza di insegnanti, le differenze fra i Länder, gli effetti della pandemia, il rapporto con gli schermi e il nuovo ruolo dell’intelligenza artificiale sono pezzi diversi dello stesso problematico puzzle. Anche l’Italia compare nei risultati del test PISA, ma il confronto richiede qualche cautela. PISA e INVALSI non sono la stessa indagine: PISA misura e confronta a livello internazionale le competenze dei quindicenni, mentre INVALSI rileva gli apprendimenti degli studenti italiani nei diversi gradi scolastici.
Nei risultati PISA 2025 riportati nello studio internazionale, l’Italia ha ottenuto 483 punti in scienze, 474 in lettura e 468 in matematica, a fronte di medie OCSE rispettivamente di 482, 461 e 463. Numeri che non cambiano il punto centrale della vicenda tedesca. Perché, alla fine, il problema non è soltanto quanti ragazzi superino o non superino una soglia. È capire perché le condizioni di partenza continuino a pesare così tanto sul percorso scolastico.
Il test PISA non può rispondere a questa domanda, può però indicare situazioni in cui cercare la risposta: nei primi anni di scuola, nella preparazione degli insegnanti, nella possibilità di sostenere chi parte più indietro, nelle differenze fra i Länder. E soprattutto nella capacità di intervenire quando una difficoltà di lettura o di calcolo è ancora una difficoltà, prima che diventi una lacuna molto più difficile da colmare.
La scuola tedesca perde terreno
26 settembre 2026 • 18:25

