Il Paese di Sergio e quello di Amadeus sono in fondo lo stesso

L’Italia di Sanremo e l’Italia del Quirinale non sono diverse. La prima ha la forza e il grande merito di sollevare temi profondi con apparente leggerezza. La seconda sembra leggera anche quando è profonda. La prima fa cantare, ma anche - se non soprattutto - pensare. Ci riporta a un passato che ci è caro. Ma ci proietta contestualmente nel futuro, in quella che Mattarella chiama l’Italia moderna. Intesa come punto d’arrivo più che come dato di fatto. ...

Un presidente che riscopre il valore della parola dignità

Lui li strigliava. Loro lo applaudivano. Paradossi italiani. È vero che ad applaudire Mattarella (oltre 50 volte, praticamente ogni minuto) c’era il Parlamento che l’ha eletto, ma è anche vero che lui non è stato tenero nei confronti di chi lo ascoltava. Guardando già all’Italia del dopo emergenza («che dobbiamo disegnare e costruire tutti insieme, per renderla più forte»), s’è però rivolto prima di tutti agli italiani, il (ri)presidente. In particolare ...


Mattarella, una bella vittoria e una grande sconfitta

Hanno vinto il presidente che sembrava perduto e il buonsenso che sembrava perduto. Ha perso la politica: incapace di intese, di accordi alti, di rinnovamento, di reali connessioni con un Paese che è profondamente cambiato e che è stremato da una crisi sanitaria, economica e sociale che non ha precedenti. Più che l’elezione di un presidente (e l’implicita conferma dell’altro) quella che è uscita ieri sera dalle urne di Montecitorio è l’ennesima pagina ...

La vittoria (al centro) di Dal Medico a Merano

Alla fine si torna sempre lì. Al centro. E poco conta che si voti per il presidente degli Stati Uniti, per il Comune di Roma o, come nel caso specifico, per Merano. Dario Dal Medico l’ha capito. Ha abbracciato tutti i civici, convincendo persino gli ex margheritini, e s’è ben guardato dal fare patti con la destra (qualunque destra). S’è mosso da vecchio volpone democristiano. E ha spiazzato non solo il favorito Paul Rösch, ma anche e soprattutto ...


L'autunno, fra timori e speranze

L'autunno sarà caldo. Questo è certo. L’elenco dei problemi, purtroppo, è sconfinato. Al primo posto, segnato in rosso, c’è ora il conflitto in Afghanistan, che inevitabilmente ci sta già travolgendo: perché s’allarga e perché la pur straordinaria operazione di solidarietà è riuscita a dare risposte e accoglienza solo parziali. Al secondo posto - ma per diverse ragioni quasi a pari merito con l’Afghanistan - c’è la battaglia al Covid-19. Le idee ...

Le Olimpiadi azzurre e la maratona di Draghi

La penisola del tesoro corre più forte di tutti. La locomotiva chiamata Italia lotta, suda, soffre e, soprattutto, vince. Come non ha fatto mai. L’immaginazione e i sogni lasciano spazio a una realtà inattesa. E il Paese che insulta chi perde e che idolatra chi vince, ritrova di nuovo il sapore delle vittorie sul palato reso amaro dalla pandemia. Per le Olimpiadi l’Italia non scende però in piazza avvolta in un tricolore. Manco si potesse festeggiare ...

Il sogno di Antonio Megalizzi continua

Fra le tante, venerdì mi è venuta in mente una frase di Antonio Megalizzi ritrovata fra le pagine del bel libro che gli ha dedicato Paolo Borrometi («Il sogno di Antonio»): «Quello che noi chiamiamo destino, in realtà è il nostro modo di rendere magiche le cose belle e meno tragiche le cose brutte. È il nostro escamotage preferito per dare un senso forzato a cose che un senso non lo hanno». C’è un po’ tutto quello che è successo venerdì e negli anni ...


A far paura è (anche) il covid economico

L’altro covid, quello che colpisce l’economia e la società, è nella fotografia (in nero e nero, verrebbe da dire) scattata in questi giorni dall’Istat: tra febbraio 2020 e febbraio 2021 un milione di occupati in meno e - anche dalle nostre parti - un popolo (sono 717 mila gli scoraggiati) che un lavoro non lo cerca nemmeno più. Il rapporto, per la prima volta, non considera occupato chi è da oltre tre mesi in cassa integrazione. Il che può far sballare ...




Bolzano e Trento, così (potenzialmente) vicine, ma così lontane

È da un po’ di tempo che cerchiamo di “regionare”. Di ragionare insomma in termini regionali. Convinti che vi sia la necessità di tenere aperto un osservatorio permanente rispetto al ruolo della regione, vista come territorio ampio e capace di muoversi compatto ancor più e ancor prima che come ente svuotato (stavo scrivendo depredato) dalle due Province, di riforma in riforma. Non si tratta di un’operazione nostalgia, né del tentativo - sempre in ...