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BOLZANO. «Ogni chilo perso mi sembrava un petalo strappato alla tristezza, ogni sguardo degli altri una conferma del mio trionfo. Mi illudevo di stare finalmente sbocciando. Poi, col passare dei mesi, capii che in quella fame avevo lasciato indietro pezzi di me. Non avevo soltanto perso peso, avevo buttato via sorrisi, abbracci, sere spensierate, perfino il suono della mia felicità». Questa è la testimonianza di una giovane ragazza che a 14 anni si è confrontata con i disturbi alimentari.
In Alto Adige questo fenomeno continua a crescere e, soprattutto, ad anticipare la propria comparsa. Nel 2025 sono stati 693 i pazienti trattati dalla rete provinciale EATNET, il 6 per cento in più rispetto al 2024. I nuovi casi sono aumentati del 17 per cento. Nel 92 per cento dei casi si tratta di ragazze o giovani donne, mentre l'8 per cento riguarda uomini. Quasi un paziente su tre, il 28 per cento, è minorenne e proprio tra i più giovani l'incremento dei nuovi casi ha raggiunto il 21 per cento. Numeri che raccontano una malattia sempre meno confinata all'adolescenza avanzata e sempre più capace di insinuarsi nell'infanzia.
«C'è stato un aumento inspiegabile in tutta Europa. Siamo dinanzi a un fenomeno che non ci spieghiamo del tutto», spiega Roger Pycha, primario di psichiatria a Bressanone e coordinatore della rete provinciale per la cura dei disturbi alimentari. Durante la pandemia l'impennata era stata evidente. «Pensavamo che con la fine di questa crisi finisse questo aumento, ma non è stato così».
La cifra che più preoccupa, però, non è soltanto quella della crescita. È l'età. «La cosa più impressionante è che ci si ammala prima. Giovani ragazze si ammalano anche all'età di 11 anni. La più giovane in Alto Adige ha addirittura 9 anni». A cambiare, dunque, non è soltanto la dimensione del fenomeno, ma anche il volto della malattia.
L'anoressia nervosa rappresenta ancora il gruppo più numeroso: nel 2025 ha riguardato 235 persone, il 34 per cento di tutti i pazienti presi in carico. Accanto ad anoressia, bulimia e binge eating si osservano inoltre forme come il disturbo evitante/restrittivo dell'assunzione di cibo, nel quale l'alimentazione viene fortemente limitata senza che necessariamente vi sia una distorsione dell'immagine corporea.
Nel 60 per cento dei casi i disturbi alimentari si accompagnano ad altre patologie psichiche, tra cui depressione, disturbi d'ansia e disturbi di personalità. E la gravità dei quadri clinici rende la presa in carico particolarmente delicata: il rischio di suicidio, secondo i dati riportati dalla rete, è sei volte superiore rispetto alla media della popolazione.
La risposta a questo tipo di problemi non può essere affidata a un solo professionista né a un singolo reparto. La parola chiave è connessione: «Mettere i servizi meglio in contatto», spiega Pycha. In questo sistema ha assunto un ruolo importante Villa Eèa a Bolzano, centro diurno dedicato ai disturbi alimentari. Il trattamento è multidisciplinare: comprende l'intervento nutrizionale, la psicoterapia individuale e di gruppo e, nei casi più gravi, anche il ricorso ai farmaci.
«Tutto l'Alto Adige è in allerta», osserva Pycha. Ma c'è anche un elemento positivo: «La sensibilità ora è molto più grande. Questo ci permette di aiutare prima e di avere più successo». I passaggi da una struttura all'altra rappresentano uno dei momenti più delicati: circa il 10 per cento delle pazienti provenienti da una struttura altamente specializzata si dimette volontariamente, mentre nei percorsi ambulatoriali l'interruzione delle cure è ancora più frequente.
Cambiamenti apparentemente ordinari della vita – la fine della scuola, l'inizio dell'università, un trasloco, tensioni familiari o la fine di una relazione – possono diventare fattori di rischio. Nei casi più gravi, la situazione può arrivare a compromettere le funzioni vitali. Peso estremamente basso, debolezza, alterazioni degli zuccheri e dei sali o disturbi del ritmo cardiaco possono rendere necessario il ricovero.
Dal 2018 il Ministero della Salute stabilisce che, in presenza di un indice di massa corporea inferiore a 12, il paziente debba restare in ospedale, perché la denutrizione può mettere a repentaglio la vita. In Alto Adige, per i minorenni, gran parte dei trattamenti si svolge presso la Pediatria di Bressanone. Per gli adulti è previsto un centro di eccellenza presso la Psichiatria di Bressanone.


