BOLZANO. Due settimane fa, in provincia di Bolzano, una donna di una quarantina d'anni è morta per le conseguenze dell'anoressia. Il caso precedente, risaliva al 2024, la vittima, una 61 enne, era deceduta all'ospedale di Bolzano. «Non deve più accadere». Roger Pycha, primario di Psichiatria a Bressanone e coordinatore di "Eatnet" che combatte i disturbi alimentari, dice che la rete va potenziata con urgenza ed occorre dare alla popolazione indicazioni chiare.

Laura Dalla Ragione, psichiatra psicoterapeuta, tra le maggiori esperte italiane di disturbi alimentari, conosce bene la realtà altoatesina. Nel 2025, in Italia, i decessi associati a questa diagnosi sono stati 4.158. «In Alto Adige la mortalità per anoressia per fortuna è bassa». Risultato, secondo la specialista, legato anche all'eccellente lavoro di Eatnet, rete composta da una quarantina di professionisti dell'Asl e di tre strutture private (Infes, Città azzurra, Eos).

«In provincia di Bolzano - continua - l'offerta assistenziale è ricca tra ambulatori dedicati, centri diurni e strutture residenziali. Occorre però migliorare la comunicazione col paziente, serve un cabina di regia».

Più coordinamento. Dove, secondo lei, occorre migliorare? «Nell'accompagnamento del paziente troppo spesso spaesato quando invece dovrebbe sapere cosa fare e dove andare». Un esempio? «Il ricovero va organizzato dagli ambulatori».

Per affrontare al meglio i disturbi alimentari fondamentale sempre la diagnosi precoce. «Spesso però non accade. E la cura si fa più complessa».

Sotto la lente dell'esperta gli ambulatori specialistici di Bolzano, Merano, Bressanone e Brunico, insieme alla Pediatria di Bressanone, a Villa Eea (a Bolzano in via Carducci) e Bad Bachgart.

«Oltre il 60% dei trattamenti - dice la psichiatra - dovrebbe avvenire in ambito ambulatoriale. Se dopo sei mesi non si registrano risultati, vanno valutate forme di assistenza più intensive. È qui che in Alto Adige emerge una lacuna: solo poche strutture, tra cui la Pediatria di Bressanone e le Psichiatrie di Bressanone e Brunico, dispongono di un day hospital dedicato. Dal 2022 i pazienti di Bolzano e Laives possono rivolgersi al centro diurno di Villa Eea, utilizzato però anche da persone provenienti da Merano, dove manca un'offerta analoga».

L'Alto Adige rientra comunque nel 50% delle regioni italiane dotate di una rete completa, con tutti i servizi necessari. «Sono quindi pochi i pazienti costretti a curarsi fuori provincia. Unico in Italia è inoltre il sostegno specifico di Infes/Forum Prevenzione per attività mirate contro i disturbi alimentari: servizio che garantisce informazione e accompagnamento a pazienti e familiari».

Ricovero in ospedale, il nodo più complesso

Il nodo più complesso per Dalla Ragione resta però il ricovero ospedaliero. «Negli ospedali italiani l'85% dei pazienti con disturbi alimentari in condizioni di grave rischio viene rimandato a casa. Spesso sono gli stessi pazienti a rifiutare il ricovero; allo stesso tempo, anche i medici esitano ad accoglierli. Dopo numerosi decessi, il ministero della Salute ha fissato una soglia precisa: con un indice di massa corporea pari a 12 il ricovero è obbligatorio. Per una persona alta circa 1,60 metri questo significa un peso di 30,7 chili.

Resta irrisolta una questione fondamentale: in quale reparto deve iniziare e proseguire il trattamento? Una regola semplice e uniforme per gli ospedali altoatesini in elaborazione dal 2025.

La nuova sfida: l'alimentazione selettiva

La psichiatra dice che anche in Alto Adige si è ormai abbassata l'età, visto che il 30% delle patologie alimentari colpisce under 14. C'è poi una nuova sfida da affrontare.

«L'ARFID (avoidant restricitive food intake disorder), malattia diagnosticata dal 2022 anzitutto in bambini e adolescenti che porta ad una forte selettività - di origine traumatica - verso il cibo che provoca fobie specifiche nei confronti di certi alimenti».

Un esempio? «C'è chi mangia solo bastoncini di pesce, pizza bianca a formaggio».

«Per affrontarla - chiude Pycha - Eatnet dovrà attrezzarsi».